I tentacoli della ‘ndrangheta in Toscana: usura e riciclaggio anche nel Comprensorio, 14 arresti

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La ‘ndrangheta calabrese approfittava della sponda offerta da un gruppo di aziende toscane, alcune situate nel distretto toscano del Cuoio per riportare in Italia capitali detenuti all’estero. Le imprese, di converso, ci guadagnavano liquidità (da restituire, però, a tassi usurai) e l’occasione, tramite le false fatturazioni, di evadere l’IVA. È lo schema criminale ipotizzato dall’inchiesta Vello d’Oro condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze. Proprio su richiesta della DDA, lunedì 19 febbraio il GIP del Tribunale del capoluogo toscano ha disposto ordinanze di custodia cautelare per 14 persone (11 in carcere), oltre al sequestro di capitali, 12 società (7 all’estero) e immobili. I reati contestati a vario titolo sono usura, riciclaggio, autoriciclaggio, associazione per delinquere, estorsione, sequestro di persona e il reimpiego nel tessuto economico toscano dei proventi illeciti dell’organizzazione criminale. L’operazione è scattata in parallelo con un’inchiesta (operazione Martingala) della DDA di Reggio Calabria, che ha condotto al fermo di 27 persone. Le indagini sono partite nel 2014 in seguito alla denuncia di un imprenditore della filiera della pelle ai Carabinieri di Empoli. Le attività investigative hanno tracciato come affiliati della ‘ndrangheta portassero in Toscana fondi depositati presso una banca slovena, prestandoli ad aziende che poi si impegnavano a restituirli a un tasso medio del 9,5%. Il movimento di denaro veniva giustificato da false fatture per forniture fittizie di pellami. Stando a quanto riporta la stampa locale, per gli imprenditori Giovanni Lovisi (54 anni), Lina Filomena Lovisi (33) e Maurizio Sabatini (58), di Santa Croce sull’Arno è stato disposto l’arresto in carcere, mentre per Alessandro Bertelli (46 anni), residente a Fucecchio, Filippo Bertelli (48 anni), residente a Empoli, e Marco Lami (59 anni), residente a Santa Croce sull”Arno, sono stati disposti gli arresti ai domiciliari in attesa che la magistratura faccia il suo corso e accerti le reali responsabilità.

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