La campagna di scavi che ad Aquileia ha riportato alla luce un deposito di allume d'epoca romana

Aquileia, scoperto deposito di chimica conciaria d’epoca romana

Il sottosuolo di Aquileia restituisce 100 anfore per il trasporto di allume. Nell’antica colonia romana in Friuli gli archeologi hanno condotto scavi per nove anni. Nei giorni scorsi, proprio nell’anno dell’anniversario di fondazione della città avvenuta 2.200 anni fa, sono riemerse importanti tracce del passato. Si tratta di numerosi frammenti di anfore che, secondo gli studiosi, venivano utilizzate per il trasporto di allume, un tempo utilizzato per la concia delle pelli.

Il valore della scoperta
La scoperta confermerebbe così come Aquileia fosse il punto di riferimento per il commercio della sostanza nella rotta che collegava l’Europa all’Oriente. L’area, che è oggetto delle attività di ricerca e di scavo Cafoscarino dal 2010, è un sito demaniale che si colloca sulla sponda orientale dell’antico corso fluviale del Natiso cum Turro, di fronte alle banchine monumentali del sistema del porto fluviale di Aquileia. Si tratta di una zona che rivela un complesso intreccio di cambiamenti ambientali legati all’antico corso fluviale e di interazione costante tra uomo e ambiente che va dal I secolo a.C. – inizi I d.C. almeno fino al VI secolo d.C.

Colmato un vuoto
“Questo, che è uno dei più consistenti rinvenimenti in tutto l’occidente romano, viene a colmare un vuoto documentario per l’emporio aquileiese che, grazie alla scoperta del team Cafoscarino 2019, fa capire come Aquileia fosse il punto di riferimento per le rotte del commercio dell’allume e per il proseguimento del prodotti dall’alto Adriatico verso la pianura Padana e le province nord-occidentali” spiega Daniela Cottica, direttrice della campagna e docente di archeologia classica e di Archeologia delle province romane presso il dipartimento di Studi Umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia.

Il ritrovamento
Le anfore rinvenute dal team Cafoscarino sono frammentarie (più di 6.000 frammenti), ma permettono di ricostruire oltre 100 unità (la cui capienza può essere di 15 o 30 litri, con prevalenza delle seconde) provenienti da due diverse aree di approvvigionamento utilizzate in età romana: Lipari e le circostanti isole Eolie e l’isola di Milos nell’Egeo. Ben attastato dalle fonti antiche è lo sfruttamento e la commercializzazione sia dell’allume dalle isole Lipari, sia dell’allume di Melo (oggi Milos), denominato melinum da Plinio.

 

 

Foto da unive.it e turismofvg.it

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