Se il consumatore è più intelligente dell’addetto marketing

Se il consumatore è più intelligente dell’addetto marketing

È lecito sospettare che il grande pubblico cominci ad avere le idee confuse sulla pelle e sulla concia dopo anni di battage vegano, che le dipinge a tinte fosche (eufemismo). Però i dati di ricerca sui browser ci confortano. Perché ci dicono che lo stesso pubblico è più intelligente di quanto credano negli uffici marketing di certi brand. Se questi sono convinti, in base al principio della rana bollita di Noam Chomsky, che a furia di ripetere che le alternative vegane sono altrettanto se non più belle del cuoio naturale la gente ci crederà, le rilevazioni di Google Trends dal 2004 a oggi certificano che non è così. La gente, per fortuna, al momento di cercare informazioni sul web, ricorda bene quale sia la gerarchia tra i materiali.

 

 

Il consumatore è più intelligente

Ebbene sì, le persone sui browser cercano “pelle” (o “leather”, per quanto riguarda le ricerche internazionali), molto più spesso di quanto cerchino le parole relative ai materiali alternativi. Lo facevano nel 2004 (anno in cui cominciano le serie storiche di Google Trends) e continuano a farlo dal 2010 in poi, da quando cioè l’industria dei tessuti sintetici prima e quella dei materiali next-gen poi hanno cominciato a cavalcare l’onda vegana per dare un lustro etico al proprio battage pubblicitario. Ne parliamo approfonditamente e dati alla mano in “La Resilienza del Buonsenso”, articolo pubblicato su “Comunicazione”, mensile n. 9-2023 de La Conceria.

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