E-commerce, anno zero: un distributore su due non ce l’ha (ma Rimowa lancia il suo), mentre in Cina alcuni brand “dimenticano” il diritto di recesso

Un distributore su due non ha un piano per l’e-commerce. Per l’esattezza: il 48%. Lo sostiene un sondaggio condotto su un campione di 350 dirigenti di 73 gruppi mondiali di tutti i campi del retail (moda, ma anche alimentari, macchinari e altro) da JDA Software per PricewaterCooper. Non solo. Dalla ricerca emerge che il retail fisico non è destinato, almeno nel breve termine, a essere soppiantato da quello digitale: il 69% degli intervistati dichiara di avere in programma nel prossimo anno investimenti nel canale e-tail, ma il 78% spiega comunque che questo non comporta un taglio agli investimenti nel retail fisico. In Cina, intanto, Shanghai Consumer Rights Protection Commission accusa una decina di siti e-commerce cinesi di non tutelare i consumatori insoddisfatti: tra i portali coinvolti troviamo quelli di Carrefour, C&A, Zara, Esprit, Levi’s, Swarovski e Adidas. Nessuno di loro rispetta il diritto di recesso (legge dal 2014), ovvero la possibilità data agli acquirenti di restituire l’articolo comprato entro 7 giorni dal giorno dell’acquisto. Per metterli alla prova, gli addetti della Commissione hanno effettuato 224 acquisti di vari prodotti, tra cui scarpe, borse, capi di abbigliamento, cappelli, giocattoli, su 32 diversi siti web cinesi, e di questi oltre una decina non hanno rispettato il diritto di recesso, e nemmeno il diritto ad un rimborso. Ha deciso di recuperare il tempo perso, infine, il brand della valigeria Rimowa (in autunno acquisito dal gruppo LVMH) che, archiviato con soddisfazione il progetto pilota in Austria, lancia il suo canale e-commerce. Al momento, però, solo per i Paesi dell’Unione Europea. (ap)

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