33 miliardi in fiera: i grandi numeri della Filiera Pelle italiana

33 miliardi in fiera: i grandi numeri della Filiera Pelle italiana

33 miliardi di euro. È il valore della Filiera italiana della Pelle che da ieri (domenica 18 febbraio) e fino a giovedì 22, è entrata (ed entrerà) a Fiera Milano Rho per esporre le sue nuove collezioni di calzature, pelletteria, concia e pellicceria. Un dato di bilancio “in linea con quello registrato nel 2022 e in progresso rispetto a quello del 2021” presentato da Confindustria Moda ieri. Occasione: il taglio del nastro di Micam Milano, Mipel, TheOneMilano (che finiranno mercoledì 21 insieme a Milano Fahion & Jewels) e Lineapelle (che inizia domani e ospita uno spazio promozionale di Simac Tanning Tech).

33 miliardi di euro in fiera

“La Filiera Pelle di Confindustria Moda – si legge in una nota – raggruppa circa 11.000 imprese dei settori calzaturiero, pelletteria, concia e pellicceria. Nel periodo gennaio-ottobre 2023 l’export ha superato i 22,8 miliardi di euro (+1,1% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente). L’import è diminuito a 10,5 miliardi (-0,4% rispetto ai primi 10 mesi 2022). La bilancia commerciale è positiva per 12,3 miliardi di euro (+2,3% rispetto al corrispondente periodo dell’anno 2022).

 

 

I principali mercati di destinazione

Il “prodotto pelle italiano” si indirizza soprattutto verso alcuni, particolari mercati. Eccoli, nell’ordine. Francia: 3,844 miliardi di euro, +18,2%. Stati Uniti: 2,368 miliardi di euro, -2,1%. Svizzera: 2,355 miliardi di euro, -35,4%. Germania: 1,733 miliardi di euro, + 1,2%. Cina: 1,528 miliardi di euro, + 20,6%. “Nel complesso, nei primi 10 mesi del 2023 le esportazioni hanno raggiunto principalmente i mercati extra EU 27 post Brexit” che valgono una quota pari al 58,8% del totale”.

Crollo dell’import = reshoring/nearshoring?

“Da registrare – continua Confindustria Modail crollo dell’import di materie prime e semilavorati da Paesi come Cina (-23%), Vietnam (-19,8%), India (-9,1%)”. Un trend che potrebbe avere un significato ben chiaro. In altre parole, potrebbe essere la “testimonianza di un avviato processo di reshoring e nearshoring che si somma a una crescita dell’import da Paesi Intra UE 27 post Brexit (+14,9%)”.

Il governo ci ascolti

“Presentiamo dati preconsuntivi di un comparto che cresce nell’internazionalizzazione”, dice Annarita Pilotti, presidente di Confindustria Moda. Un comparto “che contribuisce in maniera significativa al saldo commerciale positivo del Paese, grazie alla qualità, al design e al saper fare di eccellenza delle sue aziende. Ma è anche un comparto fatto di tante piccole e medie imprese che hanno difficoltà a competere sui mercati internazionali. Il rapporto tra costo del lavoro e retribuzioni nette è un problema ed è importante facilitare il ricorso al credito per le piccole e medie imprese. Ci auguriamo di trovare supporto per le nostre aziende, per metterle nelle migliori condizioni di competere sui mercati globali come possono fare”. Confindustria Moda è al loro fianco, è in fiera accanto alla filiera unita che si fonda sul settore produttivo della pelle da monte a valle. Siamo pieni di energia e di programmi perché questo comparto, riconosciuto in tutto il mondo per quanto concerne la moda e gli accessori, ha tanto da esprimere”.

Nella foto, da sinistra: Roberto Foresti (vicedirettore Generale Fiera Milano), Norberto Albertalli (presidente TheOne Milano), Enrico Pazzali (presidente Fondazione Fiera Milano), Giovanna Ceolini (presidente Micam), Adolfo Urso (mnistro delle Imprese e del Made in Italy), Annarita Pilotti (presidente Confindustria Moda), Matteo Zoppas (presidente ICE), Claudia Sequi (presidente Mipel), Mario Bergozza (vicepresidente Simac Tanning Tech), Fabrizio Nuti (presidente UNIC – Concerie Italiane)

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