I verdetti di APLF: la calzatura in pelle soffre, ma per la pelle italiana Pechino c’è. Futurmoda chiude e gongola

Un’edizione di APLF che lascia agli espositori italiani sensazioni migliori di quelle che hanno accompagnato il salone negli ultimi anni. Ma anche l’ennesimo riscontro da un tessuto manifatturiero, quello cinese, che su determinati segmenti soffre la concorrenza dei più o meno nuovi player asiatici. Giù il sipario, dunque, su APLF Leather and Materials+ (Hong Kong, 14-16 marzo), fiera della pelle, dei macchinari, della chimica e dei tessuti che quest’anno ospitava anche uno spazio dedicato al cashmere. Bilancio in chiaroscuro, si diceva. Di positivo c’è un certo ritorno dell’interesse di Pechino, dopo il primo rimbalzo positivo del 2017, per la pelle italiana: si attende ora il riscontro degli ordini. Di negativo c’è soprattutto la fatica della calzatura cinese in pelle che, mentre già soffre la concorrenza dei materiali alternativi, si trova incalzata da Vietnam, Bangladesh e (a breve) Etiopia. Il risultato è la perdita di quote, soprattutto nei segmenti di volume. Ha chiuso, invece, il 15 marzo Futurmoda, fiera della pelle e dei componenti per calzatura e accessori di Alicante arrivata alla sua 39esima edizione. Gli organizzatori, che nelle ultime 5 edizioni hanno già ampliato la superficie espositiva del 70%, gongolano per la crescita dei suoi numeri.

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