Lineapelle94: edizione “in linea”, crescita dei buyer francesi, porte aperte all’innovazione. Stile e mercato

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Clienti qualificati, “tra i quali, oltre alla conferma di quelli consolidati, dalle griffe del lusso ai più importanti brand, continuano a proporsi nuove realtà di piccole e medie dimensioni che a Lineapelle cercano partner affidabili sotto il profilo della qualità del prodotto, della certezza del servizio, dell’innovazione”. L’edizione numero 94 della “business experience di riferimento per il settore della fashion & luxury industry globale”, svolta dal 20 al 22 febbraio a Fieramilano Rho, va in archivio, come scrive l’organizzazione, “accogliendo un flusso di visitatori (da 109 Paesi) superiore alle 20.000 unità. Un’affluenza in linea con quella dell’edizione di febbraio 2017”. Un’edizione particolare, caratterizzata dalla “crescita dei buyer francesi (+6%), dal calo atteso di quelli provenienti dalla Cina (-30%) dovuto alle festività di Capodanno, e specchio di una congiuntura caratterizzata – scrive Lineapelle -, in generale, da una estrema cautela e, nel particolare, da una clientela che seleziona con estrema attenzione i fornitori. Molto frequentati gli stand di chi ha portato campionari evoluti, innovativi e stilisticamente coerenti con le tendenze estive 2019. Ma anche aggressivi sotto il profilo della varietà e della volontà di proporre ai visitatori ispirazioni concrete”. Parole che trovano conferma dalle dichiarazioni raccolte negli stand. “Abbiamo visto molto interesse su laminati e stampati per la calzatura, mentre tra i clienti più dinamici indicherei gli spagnoli e gli statunitensi”. Andrea Montagnani è l’export manager di conceria Caravaggio: malgrado il dinamismo apprezzato in fiera, non nasconde che “Il 2017 si è rivelato un anno sottotono in confronto alle aspettative, mentre il 2018 parte con premesse interessanti”. Per la pelle italiana il momento di mercato non è semplice: lo pensa anche Dino De Maio (DMD Solofra), che lo definisce “faticoso” e che spiega come ci sia “grossa pressione sui prezzi: clienti diversi, da Paesi diversi, fanno le stesse richieste”. Come già si intuiva dai numeri Aimpes e dai bilanci delle griffe, la pelletteria attraversa un buon periodo. “Ma per la concia italiana non si può parlare di ripresa – commenta Marco Masini, conceria Conti –: se si lavora con i brand in spolvero, bene. Altrimenti tocca diversificare sui mercati internazionali”. Se le dimensioni (in diminuzione) delle borse preoccupano gli operatori del settore, “la pelletteria d’alta gamma non può prescindere da pellami di qualità – continua Simona Cecere (Carisma) –, senza difetti per tagli ampi”.

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