Micam: storie di brand che usano pelle italiana. Dal lusso al mass market, da Londra all’Albania

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Dall’Albania al Giappone, passando per Francia, Germania e Regno Unito. Dalle calzature di lusso a quelle più economiche, dai modelli formali alle sneaker. La pelle italiana è la più desiderata e utilizzata dai produttori che espongono a Micam. Nessuno (o quasi) ne può fare a meno. Il brand L.Guillo è francese, confeziona le scarpe in Italia e le vende principalmente in Sudafrica. Per alcuni modelli vengono utilizzati pellami che restano per 5 anni immersi nella tintura, “Così il pellame, italiano, non è deteriorabile con l’uso” ci assicura il direttore artistico Laurent Guyot. Pelle tricolore anche per Joseph Cheaney & Sons, azienda inglese fondata nel 1886, che anche grazie a Brexit sta incrementando l’export. E pelle italiana non solo per i prodotti luxury. Il grande gruppo tedesco Ara (6 milioni di paia prodotte l’anno e 4.600 dipendenti), che vende 180.000 paia di scarpe l’anno in Italia e fa parte del segmento medio con un prodotto comfort, utilizza finito nazionale. Un segmento “sotto”, si arriva all’albanese Fithal (8.000 paia di scarpe al giorno e 1.100 dipendenti) che utilizza tutti i materiali made in Italy, pellami compresi, acquistati in Toscana e Veneto. Il brand nipponico Yuko Imanishi (che prende il nome dalla stilista), proprietà Concordia Co di Tokyo, ha due linee produttive. Per quella made in Japan utilizza pellami che arrivano dall’Italia. (mv)

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