Micam, tiene banco il “fattore prezzo”. La fiera? “L’unica così internazionale”, dicono gli espositori

“È difficile spiegare ai clienti perché il Portogallo ha dei prezzi che sono la metà dei tuoi”. Benvenuti a Micam, salone milanese della calzatura che oggi celebra il suo terzo giorno, in attesa della chiusura di domani, dove si osserva come, in un mercato che cerca modi e maniera per tenere la rotta, il “fattore prezzo” (soprattutto per il made in Italy) rappresenti un tema caldo. Anzi: caldissimo. Ripartiamo, dunque, dalle parole citate nella prime righe, pronunciate da Gianluca Mecozzi di GianRos, che continua: “La questione prezzo si ripercuote in misura maggiore sul web dove la percezione della qualità è inferiore (se non impossibile) e i criteri per l’acquisto sono altri”. Un problema che affligge gli artigiani, ma anche le grandi aziende, e si fa sentire in modo significativo sul mercato italiano: “Il problema è uguale per tutti – commenta Tatjana Schimdt, amministratore delegato della filiale italiana del colosso tedesco Ara Shoes – perché in generale e, nel particolare italiano, i consumatori hanno una ridotta capacità di spesa. Riguardo ai prezzi abbiamo già fatto una serie di sforzi per incontrare le esigenze del mercato. Ora ci stiamo concentrando sull’offerta: vogliamo rinnovarla sempre di più, riducendo le proposte”. Per quanto riguarda Micam, Tatjana Schimdt crede che diventerà sempre più importante perché “è l’unica fiera” a possedere un concreto e definito “carattere di internazionalità”. (mv)

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