Il design in ginocchio: “Orfani del Salone, vogliamo solo riaprire”

Il design in ginocchio: “Orfani del Salone, vogliamo solo riaprire”

Siamo preoccupati: tante piccole aziende sono in difficoltà, alcune rischiano di chiudere”. Claudio Luti, presidente di Federlegno-Arredo, non ci gira intorno: il design è in ginocchio. Il tessuto manifatturiero italiano ha bisogno di ripartire al più presto per mettersi alle spalle le scorie dell’epidemia di Coronavirus. Il lockdown lascia cicatrici profonde. E anche il mancato svolgimento del Salone del Mobile 2020 non è solo “un appuntamento che salta – spiega al Corriere della Sera –. È lo spartiacque tra un prima e un dopo”.

Il design in ginocchio

Che cosa chiedono le aziende italiane del design? “Di ripartire, di lavorare, perché la filiera dell’arredamento non deve spegnersi, è unica – risponde Luti –. La sua bellezza, che in questo momento è anche una fragilità, sta nell’essere composta da tante piccole realtà familiari che rischiano di non riaprire mai più. Ed è gravissimo, perché il made in Italy senza di loro non può esistere”. Le dinamiche non sono, poi, così diverse da quelle della manifattura moda: “Riusciamo a realizzare certi prodotti solo grazie all’impegno di tutti, dai grandi designer e architetti fino ai piccoli imprenditori e artigiani – continua il numero uno di Federlegno-Arredo –, che sono in ginocchio, che saranno costretti a chiudere, non avranno più la forza di ricominciare. Che hanno paura di essere sostituiti. Chiedono di riaprire, molto più che aiuti economici”.

A proposito di economia

Si parla di 1,3 miliardi di mancato indotto”, osserva l’intervistatrice, in merito al danno economico dell’annullamento del Salone: “L’ultimo bilancio ha una sola voce: i costi. Zero ricavi”, taglia corto Luti. Che riconosce come ora, per venir fuori dalle secche, il settore è chiamato a dare il meglio di sé, “ma il governo e l’Europa ci dovranno aiutare”. Come? “Senza inondarci di burocrazia, agevolando il lavoro, un lavoro agile non solo a casa – conclude –. Sostenendo l’export e il sistema imprenditoriale, mettendolo in grado di giocare una partita con le stesse regole del competitor. Dovremo affrontare la partita globale di un nuovo mondo globale”.

Nell’immagine d’archivio La Conceria: fase di cucitura di un imbottito in pelle

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