Attenti al caro energia, potrebbe spegnere il reshoring

Attenti al caro energia, potrebbe spegnere il reshoring

Il caro energia diventa uno stop al reshoring in Italia? E, contemporaneamente, un assist per Turchia e Tunisia? Domande a cui il presidente di Sistema Moda Italia, Sergio Tamborini, risponde di sì: il rischio c’è. Eccome se c’è. Questo perché c’è una ricerca delle aziende a contenere i costi per non produrre in perdita. Un argomento, quello del caro energia, che lungo la filiera non agevola nessuno, anzi, sta inceppando non solo produzioni e strategie. Sta complicando anche i progetti di rilancio di molte aziende. Per esempio, quello di Italian Leather Group, conceria pugliese in concordato. Però, perlomeno, se il reshoring non risulta facilitato da quste condizioni, non c’è, almeno per il momento, la fuga delle produzioni italiane all’estero. Gli imprenditori pugliesi della scarpa spiegano perché.

 

 

Il caro energia potrebbe spegnere il reshoring

“La crisi energetica, oltre a mettere in pericolo la produzione e molti posti di lavoro, può comportare anche altro”, dice Tamborini su Nordest Economia. “La parte a valle della filiera, ovvero i marchi della moda di livello medio/medio-basso, potrebbero cercare fornitori meno cari in altri Paesi, a partire dalla Turchia. In questo modo si inverte quel positivo processo di reshoring dall’Asia che si era innescato prima di Covid e che la pandemia ha accelerato”. Tamborini segnala anche che, a causa dei costi della logistica, produrre in Paesi lontani risulta meno conveniente. “Ma occorre una presa di coscienza della filiera. Le aziende tessili non possono produrre in perdita e devono alzare i listini per rispondere al fenomeno delle bollette fuori controllo” conclude Tamborini,. Secondo cui la “la crisi energetica si sta trasformando in una crisi economica”.

Dubbi e certe certezze pugliesi

Prima il rincaro dei costi di logistica e l’allungamento delle tempistiche, poi il nuovo cambio dollaro-euro e ancora il caro energia. Tutti fattori che incidono quando le aziende valutano i costi di produzione e le eventuali alternative. Perché ridefinire la struttura della supply chain non è certo una passeggiata. Come ci dicono, in Puglia, gli imprenditori calzaturieri. Primo: il lusso non andrà via dall’Italia nonostante l’aumento dei costi. Secondo: l’impatto del caro energia non è ancora tale da innescare l’offshoring. Perché entrano in gioco altri fattori. Per esempio, e soprattutto, la qualità del prodotto finito. (mv)

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