Caso Gucci, per Di Marco è una fase di transizione

“Il processo non può avvenire nel corso di una notte, per un brand della nostra dimensione si tratta di un impegno titanico”. Patrizio Di Marco (nella foto) sintetizza così il momento difficile di Gucci. Il brand sta attraversando una fase di “lavori in corso” (ancora parole di Di Marco) verso l’high-end. Di passaggio a New York, il ceo ha commentato così alla stampa il semi-deludente risultato di bilancio reso noto giovedì dalla casa madre, Kering: nel terzo trimestre le vendite sono diminuite dell’1,6% (851 milioni di euro), cifra comunque più contenuta rispetto ai precedenti risultati trimestrali (-3.2% nel primo semestre, -5.7% nel Q2). “E’ un tragitto lento… perdere i clienti che hai sempre avuto… trovarne di nuovi, si tratta di un impegno che richiede tempo” ha continuato Di Marco. A chi gli chiedeva se in Cina non ci fossero già troppi negozi (66), il presidente e ceo ha replicato: “Adesso va di moda dire che trenta sono il numero giusto, se ne hai sessanta è sbagliato. Che dire di Vuitton e Chanel, che ne hanno più di cento? Per caso la Cina non è più il mercato col Pil in maggiore crescita?”. Dal canto suo, Frida Giannini, direttore creativo e compagna di Di Marco, ha affermato che la risposta alle collezioni autunnali è stata “eccellente”. (pt)

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