Chanel, il rialzo dei prezzi in Cina potrebbe rilanciare i daigou

Chanel, il rialzo dei prezzi in Cina potrebbe rilanciare i daigou

Ad ogni azione consegue una reazione. E non è detto che Chanel abbia l’assoluto controllo di quanto le accadrà dopo l’ultimo rialzo dei prezzi in Cina. Perché? La rete di distribuzione fisica della griffe nella Repubblica Popolare è limitata. Quella digitale assente per scelta e vocazione. La pretesa di esclusività può creare una strettoia dove, ad infilarsi con maggiore successo, potrebbero infine essere i daigou.

Rialzo dei prezzi in Cina

Dunque, Chanel alza i prezzi per la seconda volta in un anno. Questa ormai è cronaca. È Jing Daily a interrogarsi sulle prospettive a medio termine della scelta. Lo scenario è il seguente. La maison ha boutique solo nelle metropoli di primo piano. Nelle città di seconda o terza fascia, quelle dove Louis Vuitton ha già cominciato a seminare, latita. Fatta eccezione del beauty e della profumeria proposta su Tmall, poi, Chanel non ha ancora sviluppato una strategia e-commerce nel Paese. Non perché se ne sia dimenticata, ma perché non vuole: Chen Liang, analista della società di consulenza CGDL, osserva che la boutique fa parte della vera esperienza dell’hard luxury. Bene, ma la griffe guidata da Bruno Pavlovsky come ha intenzione di rispondere ai cinesi, che non potendo viaggiare all’estero, vorranno comprare prodotti dalla doppia c in casa?

 

 

Le possibilità

Secondo Jing Daily, quindi, ci sono due possibilità, anzi tre. La prima è che Chanel, che dall’inizio della pandemia ha investito in integrazioni verticali, spenda nell’apertura di nuove boutique. La seconda è che metta soldi nel digitale. La terza, infine, è che non faccia nulla di tutto ciò e lasci spazio di manovra ai daigou, gli “intermediari” del lusso un tempo potenti in Cina (ma attualmente in crisi). La beffa, osserva il quotidiano asiatico, è che il loro eventuale intervento rovinerebbe tutta la strategia di Chanel. Con le loro commissioni, innanzitutto, i daigou inquinerebbero le politiche di prezzo. Non solo. Comprometterebbero la politica di controllo dell’immagine, sottraendo alla griffe la possibilità di comprendere gli andamenti di vendita. Non un affare.

Immagine tratta da Chanel / WeChat

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