Concerie, scarpe, borse: Chanel racconta i fornitori italiani

Tanneries, shoes, bags: Chanel tells about Italian suppliers

Chanel: 1.000 fornitori, la metà italiani. Le calzature? Tutte made in Italy. Le concerie acquisite (Samanta e Gaiera)? “Con le loro competenze così specifiche, ci permetteranno di offrire all’industria del fashion qualcosa che oggi non esiste”. Pensieri e parole di Bruno Pavlovsky, 56 anni, presidente Divisione Moda Chanel, che a How To Spend It – Il Sole 24 Ore racconta i fornitori italiani.

Chanel racconta i fornitori italiani

Pavlovsky ha compiuto un viaggio ideale tre le imprese che formano la supply chain della griffe francese. E, intervistato dal periodico edito da Il Sole 24 Ore, esalta le abilità manifatturiere italiane. “Fortunatamente abbiamo molti fornitori in Italia e il nostro obiettivo non è certo acquistarli tutti!” esordisce Pavlovsky, con un chiaro riferimento all’ultima operazione che ha coinvolto i veneti di Ballin Shoes. “Chanel è al 50% made in Italy. Le calzature sono tutte prodotte in Italia. Solo il processo creativo non avviene in Italia”. Prima sono arrivati gli artigiani, da preservare, poi le aziende più strutturate. Per esempio, i calzaturifici Roveda di Parabiago (1999) e Gensi di Giulianova (2015).

Eccellenze irrinunciabili

Pavlovsky, alla domanda sulle eccellenze italiane irrinunciabili per Chanel, non si tira indietro e ne elenca alcune. “Tutte sono irrinunciabili. Il compito è proteggere per i prossimi 20 anni il know-how che rende uniche le creazioni”. Come quelle di Roveda (“Provo una connessione emotiva fortissima”), Gensi (“Il meglio della produzione di sneaker eleganti”), Corti e Mabi (“le migliori nella realizzazione di accessori in pelle”). E poi le concerie Gaiera e Samanta: “Con le loro competenze così specifiche, ci permetteranno di offrire all’industria del fashion qualcosa che oggi non esiste”.

Sostegno e anticipo

Pavlovsky spiega che, in tempo di lockdown, Chanel non ha fermato la produzione, anche per sostenere la sua filiera. “Sarebbe stato più facile fermare tutto, aspettare, ma avrei causato e causerei ripercussioni enormi”. Dalla produzione alla vendita. “La prossima generazione di clienti sarà protagonista di una trasformazione sostenibile al 100% e dobbiamo giocare d’anticipo”. Insieme ai fornitori italiani, ovvio. (mv)

Nell’immagine, screenshot dell’intervista pubblicata da How To Spend It – Il Sole 24 Ore

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