Guai a fare una Brexit No Deal: “Costerebbe al lusso inglese 6,8 miliardi”

La crescita (esponenziale) del lusso britannico minacciata da Brexit. Il settore del lusso del Regno Unito è cresciuto del 49% dal 2013 al 2017. Secondo la nuova ricerca di Walpole, associazione di settore dell’alto di gamma del Regno Unito, il luxury vale ora 48 miliardi di sterline, con una quota export dell’80% (+54% dal 2013), e occupa 156.000 addetti (rispetto ai 113.000 del 2013). L’export di abbigliamento e calzatura hanno raggiunto 5,81 miliardi di sterline nel 2017, mentre la pelletteria di lusso è arrivata a 1,55 miliardi di sterline.
Cosa c’è che non va
Il rapporto, commissionato da Walpole e realizzato dalla società di consulenza Frontier Economics, afferma che il settore “continuerà a crescere rapidamente a medio termine” e potrebbe raggiungere i 65 miliardi di sterline nel 2024, a patto che sia un accordo tra Regno Unito e UE. Se invece l’accordo non arriverà (la paventata ipotesi no deal) il fatturato arriverà a una più bassa quota compresa tra i 52 e i 60 miliardi di sterline. Quello che hanno sottolineato gli analisti Walpole è che il business del lusso sta crescendo più del doppio del tasso dell’economia del Regno Unito: in media il +9,6% annuo. Le auto di lusso (quasi sempre con gli interni in pelle) fanno da traino. Su un comparto così brillante si addensano le nubi della Brexit. Helen Brocklebank, amministratore delegato di Walpole, ha detto: “La minaccia di uscire dall’UE senza un accordo rimane e costerebbe alle imprese di lusso britanniche 6,8 miliardi di sterline di mancate entrate da export”. (mv)

 

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