Gucci non ha paura di se stesso, Prada sbaglia su tre fronti. I verdetti della Milano Fashion Week

Erano insieme al Teatro della Scala, ieri sera, con i big della moda italiana. La prima edizione del Green Carpet Fashion Award, istituito da Camera Nazionale della Moda Italiana, ha riconosciuto a Marco Bizzarri, ceo di Gucci, il primato dell’impegno nella Supply Chain Innovation. In sala c’erano anche Alessandro Michele, designer della griffe del gruppo Kering, e Miuccia Prada, mente creativa dell’omonima maison. I due sono al centro dell’attenzione degli addetti ai lavori. Perché rappresentano il volto, rispettivamente solare e ombroso, della stagione che attraversa il lusso. Gucci sembra inarrestabile e gli osservatori erano curiosi di scoprire, dalla sfilata d’apertura della fashion week milanese, che strada sta prendendo Michele per il prossimo futuro. La risposta è: la stessa che ne ha determinato il successo. Contaminazioni di stili, recupero di stagioni passate in un mash up innovativo, la moda come un romanzo. Michele dichiara di non voler cambiare per sottrarsi alla dittatura della velocità. Viene, invece, da un primo semestre negativo il gruppo Prada. Il problema non è di offerta stilistica, però. Secondo un’analisi di Luca Solca (BNP Paribas) per Business of Fashion, le idee buone fin qui sfornate (anche nel segmento degli accessori in pelle) si disperdono in un merchandising inefficiente. Pesano il ritardo sull’e-commerce e l’errato posizionamento dei prezzi della pelletteria (“Prada non è Chanel: i prezzi più bassi sono parte del suo DNA”). Ancor di più, il brand ha perso il treno della sneaker: “Eppure era chiaro il trend di crescita”.

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