Il 2018 in 12 numeri: 0,16 è una percentuale signitificativa quando si parla di brand che rinunciano alla pelliccia (e non solo)

Quanto incideva in termini percentuali la vendita di prodotti contenenti pelliccia nel bilancio 2017 di Gucci. Il brand controllato da Kering, trend setter dell’attuale stagione del lusso, ha trascinato con sé nella conversione al fur free molti concorrenti (da Burberry a Versace, ad esempio) e la settimana della moda di Londra. Nel novero non rientra neanche una realtà che poggiasse le proprie fortune sulla pelliccia, come evidenzia il dato di Gucci. Oppure, per dirlo in termini più romantici, neanche un brand che legasse la propria identità stilistica alla pelle con pelo. Il sospetto allora che l’abbandono della pelliccia sia un’operazione di marketing, tesa cioè ad assecondare l’animalismo mainstream a fini commerciali, è legittima. Visto, però, che per le stesse logiche di marketing c’è bisogno di alzare sempre la posta, è arrivato chi (Chanel) rinuncia alle pelli esotiche e chi (Helsinki Fashion Show) bandisce la pelle tout court. Scelte né responsabili né sostenibili ma che a qualcuno piacciono molto.N

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