Il vero rischio per Bertelli? Non l’offshoring, ma l’estinzione

Il vero rischio per Bertelli? Non l'offshoring, ma l'estinzione

Qual è il vero rischio per Bertelli? Non tanto l’offshoring, cioè lo spostamento all’estero delle produzioni che prima del lockdown si facevano in Italia. Ma la vera e propria estinzione di un certo made in Italy: quello di alta gamma che ha le proprie radici nel tessuto di piccole e medie imprese manifatturiere. Il periodo è critico e la filiera della moda ha bisogno di strumenti eccezionali per venirne fuori, riconosce l’amministratore delegato di Prada. Ma, parlando con Sette, inserto de il Corriere della Sera, Patrizio Bertelli spiega che il Governo deve avere un occhio di riguardo per le PMI: perché per loro la prospettiva della chiusura è più concreta che mai.

Il vero rischio per Bertelli

Le imprese che rappresentano il cuore della moda italiana “sono migliaia e migliaia in tutto il Paese”, spiega Bertelli. Sono loro ad aver bisogno di un trattamento differenziato. “La mia proposta è che lo Stato dia loro contributi a fondo perduto – afferma l’imprenditore –. Naturalmente alle aziende sane, non a chi fa il furbo”. Le dimensioni, in questo frangente, contano: “A Prada è giusto chiedere che restituisca i finanziamenti – ammette –, ma un artigiano non può stare con questo pensiero. Anche perché molti di loro sono anziani e si domanderanno se conviene restare aperti o è meglio chiudere. Questa crisi potrebbe essere un acceleratore di chiusure”.

La minaccia dell’estinzione

Molto si è discusso, nelle ultime settimane, delle opportunità di backshoring o dei rischi di offshoring collegati al lockdown e agli stravolgimenti del Coronavirus. Per l’alto di gamma italiana, obietta Bertelli, la questione è più complessa. Il pericolo non è solo che certe lavorazioni vadano all’estero. Il pericolo è che, svanito chi sa fare determinati lavori, alcuni prodotti scompaiano dalla scena. “In casi come questi la società si sviluppa verso altre direzioni e altri prodotti – argomenta –. È l’essere umano che si adegua al cambiamento. Quindi, certi prodotti cadranno in disuso, come è successo, per fare un esempio eclatante, ai bastoni da passeggio. Non essendoci più artigiani che li realizzano, finisce il consumo”.

Il da farsi

Il made in Italy, dunque, andrebbe protetto: “Ne ho fatto una battaglia di tutta la mia vita – tuona Bertelli –. Sappiamo esattamente quante sono le fabbriche, piccole e medie, sparse in Italia e che rappresentano il vero lavoro della moda e di tutto il suo indotto: gli accessori, i pellami, le concerie, i tessuti”. Non è solo responsabilità del Governo: tutta la cittadinanza deve fare la propria parte. L’amministratore delegato di Prada ce l’ha con chi negli ultimi mesi “non è stato capace di fare un minimo di sacrificio, dimostrando un egoismo che non tiene conto dello Stato, della società, della morale, di niente – conclude –. Per colpa di chi non vuole capire la situazione, viene danneggiata una marea di persone. Ci perde una filiera industriale, ci rimettono gli operai che hanno bisogno di lavorare e vivono del loro stipendio”.

La rappresentanza

Bertelli auspica che la moda italiana sappia trovare una sintesi nei propri organi di rappresentanza: “Non c’è un’unica struttura del settore che dialoghi con il Governo, come fanno i metalmeccanici, che poi sono anche meno di noi ma storicamente più ascoltati. È un’assenza che genera mancanza di appartenenza. Ecco, manca un’associazione che ci rappresenti all’interno del sistema, che ne porti avanti le tematiche e, soprattutto, che le faccia conoscere”.

 

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