Tra accessori e piani di sviluppo: il semestre di Valentino è ok

Tra accessori e piani di sviluppo: il semestre di Valentino è ok

Valentino recupera fatturato grazie agli accessori e si riposiziona per tenere fede alla sua certezza di essere “la più affermata maison de couture italiana”. Lo sostiene il CEO della griffe, Jacopo Venturini, che ha dirottato alla proprietà (il fondo del Qatar Mayhoola) tutte le domande e le illazioni su una eventuale cessione della griffe o su una sua quotazione. Illustrando, nel contempo, i suoi piani di sviluppo di un brand che produce tutto in Italia.

Valentino recupera fatturato

Dopo il calo delle entrate del 28% (per un valore di 882 milioni di euro) e un 2020 chiuso con una perdita di 127 milioni di euro, nel primo semestre 2021 Valentino ha incassato 574 milioni di euro, in crescita del 64% sul 2020 e tornando sui livelli del 2019. Gli accessori sono stati i protagonisti del recupero. Anche il menswear è in crescita e ora rappresenta il 20% delle vendite così come l’e-commerce, che ha più che raddoppiato le sue entrate. Medio Oriente, USA e Cina hanno fatto il resto. Venturini ha ribadito che tutta la produzione è fatta in Italia e che Valentino ha creato negli anni alcune joint venture per la produzione di scarpe e borse. “Abbiamo una buona struttura“, ha detto il CEO, secondo quanto riporta WWD.

 

 

I piani di sviluppo

“È molto importante avere Valentino sotto un’unica etichetta: è una strategia che ho sempre avuto in mente”, ha spiegato Venturini. La chiusura del marchio Red Valentino dovrebbe essere completata in due anni. Il manager ha osservato come l’essere piccoli (nel mondo del lusso) sia un vantaggio perché permette al brand di crescere in modo solido, secondo i suoi valori e la sua cultura. Ulteriore strategia volta al riposizionamento della griffe è il taglio del wholesale.

Il taglio del wholesale

L’obiettivo di Venturini è che il retail (dal 55% attuale) raggiunga il 70% dei ricavi nei prossimi cinque anni. Questo presuppone l’ampliamento della rete dei punti vendita, anche attraverso pop-up. Il focus è la Cina dove l’azienda gestisce direttamente 27 negozi mentre 5 sono in franchising. “Siamo sottoesposti e abbiamo un forte potenziale di crescita in Cina“, ha concluso Venturini. (mv)

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