Zegna investe per crescere, ma rimane umile: “Non pretendiamo di diventare una holding globale del Menswear”

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L’acquisizione di Thom Browne non è arrivata per caso: è stata cercata, studiata e conclusa nel breve giro. Malgrado arrivi a breve distanza dall’ingresso nel capitale di una griffe indiana, non vuol dire che Ermenegildo Zegna stia pensando davvero di lanciare il guanto di sfida ai colossi francesi: prima di diventare un big mondiale della moda Uomo ce ne vuole ancora. Ciononostante, il gruppo (che non pianifica “grandi operazioni” nell’immediato futuro) ha intenzione di investire per rimanere al passo con i meccanismi del mercato del lusso. Lo ha spiegato lo stesso ceo Gildo Zegna (nella foto) durante il BoF China Summit di Shangai.  “Erano anni che studiavamo un’operazione, ma, a seconda delle volte, il target o era troppo caro, o non si rivelava quello adeguato – sono le parole di Zegna riportate da BoF –. Thom Browne è una grande opportunità, nella Donna, negli accessori e in molti altri prodotti. È fresco. È per Millennials. E, ultimo ma non per ultimo, per la sua supply chain: gran parte dei prodotti è made in Italy, una quota made in America. Ci può essere ottima integrazione con la nostra filiera”. Il ceo italiano, che frequenta il mercato cinese dai primi anni ’90, ha chiarito come Pechino non sia importante solo per le vendite, ma anche per quello che insegna a proposito del comportamento dei Millennials e di come cambia l’industria (“la velocità fa la differenza”). A proposito di novità, la griffe ha da poco annunciato la collaborazione con la cantina Ferrari: insieme presentano una limited edition di Trentodoc (Riserva 2009 e Cuvée) imbottigliata con etichette in pelle tessuta, la nappa speciale di Zegna. Ancora in pelle tessuta è Zegna Toyz, l’edizione 2018 della collezione di accessori per l’uomo contemporaneo per la prossima stagione natalizia.

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