Cambogia, le lacrime degli allevatori di coccodrillo: governo assente, costi crescenti, competitor agguerriti, profitti in calo

“Nel giro degli ultimi 5 anni il mio patrimonio di coccodrilli è passato da 5.000 unità a circa 200/300. Se continua così, potrei chiudere l’azienda”. E se lo dice Lim Rithy, presidente dell’associazione degli allevatori di coccodrilli di Siem Reap, provincia dove si concentrano la gran parte delle aziende della Cambogia, c’è da credere che la crisi sia seria. D’altronde, leggendo il report pubblicato dalla testata online Siam Actu, si apprende che tra gli allevamenti locali di coccodrillo la mortalità sia già alta. La filiera cambogiana, a causa dei costi crescenti e della maggiore competitività dei concorrenti regionali (come la Thailandia e il Vietnam), è diventata fornitrice di animali vivi per gli operatori di Hanoi: “I vietnamiti sono i primi fornitori dei manifatturieri cinesi – continua Rithy –, che non acquistano direttamente da noi perché per loro risulta più costoso”. Il problema per la Cambogia è che, ora, i clienti vietnamiti acquistano meno, mentre “non esiste un mercato interno e il governo, che non ci ha mai sostenuto adeguatamente – lamenta il presidente dell’associazione degli allevatori –, non esplora mercati alternativi”. Dal momento che la filiera cambogiana è al momento incapace di reagire con investimenti, la situazione vede, come riconosce la stessa Rithy, molti allevatori preferire la chiusura dell’attività.

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