Zimbabwe, mezzo passo indietro sul protezionismo conciario: sgravio per l’export di pelli, ma solo per due anni

Il governo dello Zimbabwe pubblica nella Gazzetta Ufficiale del Paese la norma che riconosce lo sgravio fiscale per i trader che esportano materia prima conciaria. Il provvedimento, che arriva a termine di un lungo dibattito sul miglior impiego possibile delle pelli locali, è in parte una sconfessione dell’armatura protezionistica di cui si è dotato il Paese, ma in parte no. Stando a quanto si apprende dal the Herald, alle società iscritte a un apposito registro (ne risultano 9, al momento) è riconosciuto lo sgravio del dazio di 75 centesimi per chilo di prodotto sugli stock da vendere all’estero. Negli ultimi anni la concia dello Zimbabwe non è riuscita ad assorbire la disponibilità di pelli grezze prodotte nel Paese: secondo l’istituto di statistica Zimstat, nel 2017 il 60% della materia prima conciaria è finita in discarica. Bene, ma non per questo si può dire che il Paese centro africano si muove verso la liberalizzazione del settore. Innanzitutto perché la misura ha valore biennale. E poi perché il ministero delle Finanze chiarisce che lo sgravio scatterà solo quando la domanda interna risulterà soddisfatta, quindi a favore di quelle partite di merci che non troverebbero acquirenti nazionali.

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