La moda al Governo: Fase 2 o si rischia “un disastro epocale”

La moda al Governo: Fase 2 o si rischia “un disastro epocale”

Se non si parte con la Fase 2 e non si riconosce il ruolo strategico della moda per l’economia italiana, si rischia “un disastro epocale”. Non usano mezzi termini i vertici di Confindustria Moda, Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI) e Fondazione Altagamma. I tre soggetti, che rappresentano a vario titolo le eccellenze del made in Italy, chiedono risposte tempestive a Palazzo Chigi. Altrimenti una filiera che, nel suo complesso, fattura 90 miliardi di euro e dà lavoro a oltre 580.000 addetti finirà nel novero delle vittime del Coronavirus.

Si rischia “un disastro epocale”

Bisogna riaprire subito dopo Pasqua, almeno parzialmente e ovviamente con le tutele adeguate per i lavoratori indicate dagli scienziati”, ammonisce Claudio Marenzi dalle colonne di MFF. Il numero uno di Confindustria Moda, nonché patron di Herno, ricorda all’Esecutivo che c’è una differenza sostanziale tra la sorte dei marchi e quella dei fornitori. “Deve essere chiaro che la moda dei grandi brand non tornerà in salute prima del 2022 o del 2023, ma ha la forza per ristabilirsi – spiega –. Chi invece è in grave difficoltà sono le aziende della filiera. Se il governo non sosterrà la supply chain, si potrebbe finire con una moda italiana che produce all’estero”.

La tenuta delle filiera

I ministri Gualtieri e Patuanelli (rispettivamente ministri dell’Economia e dello Sviluppo Economico, ndr) hanno detto più volte di voler dare una priorità alle imprese che esportano – ricorda Carlo Capasa (CNMI) –. Ebbene, la moda è la seconda industria manifatturiera del Paese e genera ben 27 miliardi di saldo positivo nella bilancia commerciale. Mi chiedo come sia possibile non considerarla un’industria primaria per l’Italia”. Anche Capasa accende i riflettori, più che sulle griffe, sulla rete manifatturiera che le sorregge e che rende il made in Italy tale. “Se la chiusura va oltre aprile c’è il rischio di perdere questo patrimonio prezioso – spiega ancora da MFF –, con la gravissima conseguenza che i grandi brand andranno a produrre altrove”.

La questione del calendario

Ci sono scadenze importanti che dobbiamo rispettare – puntualizza Capasa –: la presentazione dei campionari a giugno per avviare la vendita a luglio e la realizzazione delle collezioni in autunno”, più “le consegne dell’inverno prossimo che dovranno essere avviate a luglio. Se non rispettiamo le tempistiche di consegna rischiamo di andare incontro a un disastro epocale”. “Dobbiamo proteggere la filiera dalla tempesta in atto – conclude Matteo Lunelli (Altagamma) –. Dopo il blocco totale ora è necessario ripartire e farlo in maniera progressiva”.

 

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