Marenzi e Capasa esigono da Roma più risorse per salvare la moda

Marenzi e Capasa esigono da Roma più risorse per salvare la moda

Bene il decreto Cura Italia. Ma per salvare la moda serve di più. I vertici delle associazioni del settore fashion si appellano a Palazzo Chigi perché recepisca le loro indicazioni e metta in campo maggiori strumenti e più risorse per il made in Italy. L’esigenza, spiegano Claudio Marenzi (presidente di Confindustria Moda) e Carlo Capasa (presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana) è mettere la filiera in sicurezza dalle conseguenze dell’emergenza Coronavirus.

Per salvare la moda

Questo non è il momento delle polemiche, è il momento di stringerci a coorte. Un principio che vale tra le aziende e le istituzioni, ma anche tra tutti gli operatori del settore che siano i piccoli laboratori o i grandi colossi del lusso”. Parlando con La Repubblica, Marenzi spiega che il suo intento è proattivo. L’associazione che presiede ha presentato un documento di proposte alla presidenza del Consiglio. Qui chiede, tra le altre cose, l’aumento della percentuale della deducibilità del credito di imposta per chi investe in ricerca e sviluppo tra il 6% e il 12%, rendendo triennale il provvedimento, e l’estensione al 2021 del patent box. “Il decreto Cura Italia include tra i settori più colpiti quello fieristico – commenta Marenzi con MFF –, ma manca la moda. Un tema su cui voglio porre l’accento è la grande preoccupazione per la tenuta della filiera”.

L’intervento corale

Ma quello che invoca Confindustria Moda è prima di tutto un intervento corale. “Adesso tutti insieme dobbiamo proteggere le filiere, che sono la ricchezza di questo Paese – continua Marenzi –: lo devono fare le banche e le istituzioni, ma anche i grandi marchi, perché non è il momento di recuperare i costi strozzando i fornitori, che essendo più piccoli saranno anche più fragili nell’affrontare questa crisi”. Un ruolo fondamentale lo giocheranno gli istituti di credito: “Le banche dovranno comunque cambiare i criteri con cui affidano i crediti – conclude Marenzi –, dovremo trovare principi non meramente finanziari per valutare la solvibilità di queste eccellenze. La crisi che abbiamo di fronte sarà molto brutta, e essere liquidi sarà indispensabile per superarla”.

 

Costi quel che costi

Anche CNMI ha condiviso con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e i dicasteri competenti un documento di 15 punti. “Citando Mario Draghi, dobbiamo fare whatever it takes per salvare la filiera costi quel che costi – spiega Capasa a MFF –, facendo in modo che nemmeno un solo posto di lavoro vada perso alla fine di questa emergenza”. Anche il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana si sente di rimproverare Roma: “La moda è tra le industrie strategiche del Paese, ma non è stata inserita tra i settori più colpiti dal governo – sono le sue parole –. Bisogna capire che la filiera è come una tela di ragno, della quale non si può toccare un filo senza rischiare di far crollare tutto.”. Quali sono a suo avviso le misure più urgenti? “Innanzitutto, un taglio degli oneri fiscali e sociali alle imprese coinvolte nella crisi per contenere il costo del lavoro – risponde –. E poi l’istituzione di un fondo di garanzia che aiuti le banche a dilazionare le scadenze dei mutui, congelare gli interessi e a concedere e aumentare le linee di credito necessarie a superare l’impasse delle probabili crisi finanziarie”.

Nella foto (Imagoeconomica), a sinistra Marenzi e a destra Capasa

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