Milano Fashion Week chiude con il blu di Armani, Versace grunge e il lusso inclusivo di Salvatore Ferragamo

Milano Fashion Week chiude un’edizione più che mai ricca di spunti creativi. E che, con i suoi show co-ed, conferma la buona salute della Donna (a discapito invece della settimana della moda maschile). Tra gli appuntamenti più attesi, c’era il défilé di Giorgio Armani, assente appunto a gennaio per portare in scena una collezione armonica uomo e donna. E le attese non sono andate deluse. In passerella Re Giorgio ha portato quella che ha definito una “rapsodia in blu”: piccole giacche accostate al busto e pantaloni dal profilo curvo, quasi da cavallerizza, cappotti ad astuccio e blouson dai volumi drappeggiati, abiti dalla linea semplice e dai ricami preziosi, il tutto studiato accostando blu e nero. Il risultato è di un’eleganza tipica di Armani.
Versace ha spino invece sul suo DNA (e anche sul suo archivio). In scena il connubio tra lusso e grunge: maglie sfrangiate ad arte, accessori dorati, tweed sovrapposti a elementi che richiamano il mondo del bondage, reggiseni indossati sopra la maglieria, stivali di pelle ricchi di tocchi metallici. Tutto in stile very Versace, tanto che non mancano anche le spille da balia, accessorio per eccellenza del mondo della Medusa. Da Roberto Cavalli, Paul Surridge ha celebrato l’iconografia della maison, scegliendo di usare a profusione stampe e animalier, pitonato e colori intensi. Non mancano completi in pelle come la giacca e il pantalone a vita alta. Da Dolce & Gabbana è di nuovo l’eleganza del fatto a mano l’ispirazione principale di una collezione che si propone come la naturale continuazione della narrazione andata in scena con l’uomo: completi doppio petto e smoking, vestaglie di chiffon e sottovesti con pizzo e dettagli in marabù e abiti che sembrano citazioni di un tempo che fu. Ottimo il lavoro dei creativi Paul Andrew e Guillame Meillan che da Salvatore Ferragamo hanno esplorato il concetto di inclusione, pensando a una nuova idea di lusso dai contorni sfumati, adattabile a più generazioni (andando così pari passo con il lavoro che il marchio sta cercando di portare avanti a livello di strategia di business). Il patchwork di suede e nappa caratterizza gli accessori femminili, ispirandosi all’iconica zeppa multicolor del 1942. Sopra, morbidi cappotti in cashmere, vestaglie in pelle, giacche in pelle di cervo. Le borse invece si presentano anche nella versione mini, diventando piccoli accessori da portare a mano, anche per l’uomo. Ermanno Scervino porta, infine, in passerella una donna sensuale: una parte della collezione è dedicata a tubini stretti in pelle e al mitico chiodo, che si presenta anche con le borchie e indossato con l’abito sottoveste. (mb)

Da sinistra: Giorgio Armani, Salvatore Ferragamo e Versace

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