Nichanian, l’ultima magia da Hermès prima che il tempo svanisca  

Nichanian, l’ultima magia da Hermès prima che il tempo svanisca  

Per 38 anni, un’era geologica nella moda, Véronique Nichanian ha custodito e reinventato l’uomo Hermès con una coerenza che non ha tanti eguali nell’industria. La sua ultima sfilata per il marchio francese (che andrà in scena domani, sabato 24 gennaio) non rappresenta solo un addio alle scene, quanto un atto di fedeltà. Ai materiali, al tempo lungo, alla libertà creativa che lo storico ex-presidente Jean-Louis Dumas le consegnò nel 1988 come un mandato quasi sacro. In un sistema che ormai corre, Nichanian ha sempre rallentato. E oggi, mentre lascia il ready-to-wear per dedicarsi come consulente solo di pelletteria e foulard, Nichanian racconta a BoF l’ultima magia da Hermès. Tracciando anche un bilancio sullo stato attuale della moda. Che ha perso il suo fascino, e forse anche la sua memoria.

L’ultima magia da Hermès

Quando arrivò alla maison, l’offerta maschile era poco più di un’appendice: cravatte, borse, una micro-collezione. Lei veniva dalla scuola di Nino Cerruti, dove aveva imparato a costruire, letteralmente, abiti da uomo. Nichanian capì subito che Hermès non andava reinventato. Insomma, c’era già tanto materiale che andava tirato fuori e valorizzato. Un manifesto, il suo, basato su capi pensati come oggetti di vita, non come outfit da passerella. Niente total look, niente imposizioni: solo pezzi da scegliere per la vita quotidiana, da mescolare tra loro. E, chiaramente, una cura maniacale dei dettagli, dalla cucitura invisibile alla pelle che invecchia bene. “Vestiti egoisti”, li chiama Nichanian. Sono quelli che parlano a chi li indossa, non a chi li guarda.

 

 

Lavorare con la materia

Una filosofia che in quasi quattro decadi ha generato un approccio couture nel menswear, quando tutti si concentravano su prospettive diverse. E mentre il mondo correva verso loghi e hype, Nichanian costruiva un linguaggio fatto di tattilità, proporzioni, silenzi. Un linguaggio che molti non hanno mai capito davvero: “Se non tocchi, non vedi il lavoro”, dice oggi. Ma è proprio lì, nella materia, che si è sempre riconosciuta la sua firma.

L’idea di lusso

Ecco che quindi la sua ultima sfilata appare come un cerchio che si chiude. Capi ripresi da vecchie collezioni, non come nostalgia, ma come dichiarazione sul concetto di lusso. Uno di quelli che dura. E un’uscita di scena misurata, pensata. “L’ultima volta qualcuno della mia squadra mi ha mostrato qualcosa che avevo fatto da Cerruti nel 1988. Quindi ho pensato: ok, è ora di smetterla quando mi portano le mie vecchie cose”. Nichanian non è mai stata una designer da “uomo ideale” ma sempre da uomini reali, con le loro imperfezioni, i loro errori, la loro sensualità non ostentata. E forse è per questo che oggi guarda con sospetto ai social: belle foto ma vestiti mediocri.

Fine della magia

Sul presente della moda, invece, la creativa è schietta: la pressione schiaccia, la velocità svuota, la magia si perde. Nichanian ha avuto il privilegio del tempo, della fiducia, della libertà assoluta. Oggi, dice, ai designer non viene più concesso. E mentre passa il testimone a Grace Wales Bonner, un’altra outsider, un’altra voce singolare, lascia un metodo. Quello della lentezza svanita.

Foto Hermès

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