Pelle e fiction: ne L’Amica Geniale il sogno di Lila e Rino è produrre mocassini “per signori”. Insoliti complimenti da Narcos

Storia di amicizia, d’amore, di riscatto: di un’Italia (vista da Napoli) che si scrolla le macerie della Seconda Guerra Mondiale e guarda al proprio futuro. C’è questo, c’è anche questo ne “L’Amica Geniale”, ciclo di romanzi editi da E/O della (fantomatica) autrice Elena Ferrante ora tradotto in una serie TV dalla statunitense HBO. Le 8 puntate, in programmazione ogni martedì sera su Rai 1, raccontano la vita, dall’infanzia all’età adulta, di Elena (Lenù) Greco e Raffaella (Lila) Cerullo tra i palazzi di Rione Luzzatti. Se la prima, caparbia per quanto non brillante, riesce a emergere grazie alla propria attitudine allo studio, la seconda, più vulcanica per quanto irrequieta, rimane confinata nei limiti dell’economia familiare e delle dinamiche del quartiere popolare. Ma è proprio in seno alla bottega di calzolaio del padre che Lila, con il fratello Rino, accarezza il sogno del successo imprenditoriale. Come? Lanciando un modello di calzature maschili d’alta gamma, così da affrancarsi dalle ristrettezze della vita da “scarparo” di quartiere. Il pubblico internazionale, seguendo le ambizioni dei fratelli Cerullo, entra così in un laboratorio artigiano dell’Italia dei tardi anni ’50 dove, come successo realmente in tante botteghe nostrane dei tempi, tra tomaie e suole in cuoio si progettava di soddisfare la nascente sete di consumi da (imminente) boom economico con prodotti di qualità. Non solo. Il mondo delle fiction paga un altro (insolito) tributo alla tradizione calzaturiera italiana. Sul finire dell’episodio 6 della prima stagione di “Narcos: Mexico” (spin off prodotto da Netflix della fortunata serie Narcos), il boss messicano Félix Gallardo attende su una scalcinata pista d’atterraggio l’arrivo di un carico di droga dalla Colombia. Il suo attendente, che ai piedi porta stivali da ranchero, nota le eleganti scarpe del capo clan. “Sono in pelle?”, chiede. “Sì, italiane: le migliori”, risponde Gallardo. “Me ne devo comprare un paio anche io”, conclude la breve conversazione il collaboratore. Insomma, non che ci volessero i narcotrafficanti latinoamericani degli anni ’80 per certificare la qualità del made in Italy. Ma i complimenti sono sempre benaccetti. E siamo certi che Netflix (137 milioni di utenti in 190 Paesi) sia un’ottima cassa di risonanza.

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