Tom Ford scrive il manifesto del vegano critico: “La pelle la userò comunque, non sono pronto per il fur free”

Potremmo definire la lunga intervista di Tom Ford (nella foto) al Los Angeles Times “il manifesto dello stilista vegano critico”. Se non critico, e a tratti scettico. Il designer, spiega che, da circa un anno a questa parte è diventato vegano (più per ragioni salutari che etiche, lascia intendere). Il cambio di dieta ha comportato anche un ripensamento in fatto di moda. Ford, però, si discosta dalla “scuola Stella McCartney”, quella degli stilisti green e militanti. E affronta la questione dei materiali di origine animale nell’industria del lusso, in epoca di slogan facili a favore di Social, con un’intelligenza che magari non ci trova d’accordo su tutto (su certe scelte terminologiche, per cominciare), ma che merita rispetto per l’onestà intellettuale. “Non sono pronto per il fur-free, ma ho cominciato a usare meno pelliccia – argomenta Ford –. Ho usato molta fake fur (sic), ma la fake fur è terribile per l’ambiente”. E qui Tom Ford mette nero su bianco un argomento sul quale molti stilisti veg soprassiedono: “La gente crede che la fake fur sia un bene disponibile. La comprano, la indossano qualche stagione, e la buttano. Ma non è biodegradabile. È un prodotto del petrolio, molto tossico. Potreste obiettare che anche la concia è un processo altamente tossico (sic). Ma una pelliccia – ribatte – è riutilizzabile, le persone la indossano per 30 anni, la passano ai propri figli, poi ci fanno cuscini”. Tom Ford, intanto, non ha intenzione di rinunciare alla pelle: “Impiego pelle bovina, shearling, cavallino – argomenta –. Utilizzo cioè sottoprodotti alimentari, anche se la definizione non suona sexy, dico no a materiali da animali allevati solamente per la loro pelliccia”. La questione della filiera zootecnica è un altro di quei temi sui quali i radical green glissano: “Sono molto scrupoloso nell’usare pelli che siano sottoprodotto dell’industria alimentare: che io mangi carne o no, c’è chi lo farà, e il pellame sarà comunque raccolto”. Tom Ford rilascia un’intervista pregna di quella ragionevolezza che altri non applicano. “Non c’è modo di parlare di pelliccia senza mettersi nei guai con qualcuno”, osserva lo stilista, in passato aggredito da PETA con un lancio di salsa di pomodoro rosso (“Una delle cose più violente e spaventose che mi siano mai successe, pensai che la militante dalla borsa stesse tirando fuori una pistola”). L’ultimo appello, allora, è al buon senso: “Non ho la risposta giusta – conclude –, vorrei che di questi argomenti si possa parlare senza correre il rischio che qualcuno ti imbratti di pomodoro, o ti faccia anche di peggio”.

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