Wang abbandona la New York Fashion Week e mette in crisi tutti: organizzatori, colleghi e fornitori

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Una triplice spallata: alla tenuta della Fashion Week newyorchese, al calendario annuale delle presentazioni e a quello stesso dell’industria della moda. Nella mossa di Alexander Wang (in foto), che ha di recente annunciato la propria diserzione alle sfilate di febbraio della Grande Mela, ci sono possibili elementi di crisi su tre fronti. Il primo riguarda il Council of Fashion Designers of America, che ha avallato la scelta sperando di governarne le conseguenze. A differenza degli ultimi addii eccellenti (Proenza Schouler, Rodarte, Altuzarra, Lacoste, Rag and Bone, ora anche Varvatos e Victoria Beckham, a fronte del “solo” acquisto di Tom Ford), Wang non molla la metropoli statunitense per altre capitali della moda: rimane sulle sponde dell’Hudson. Ma rimane il buco nel programma delle prossime NYFW (5-7 Uomo e 8-14 Donna). Il secondo motivo di tensione coinvolge tutti i brand concorrenti. Lisa Gersh, ceo di Wang, ha spiegato che la maison trova anacronistiche le presentazioni a febbraio e settembre, ma intende spostarle a giugno e dicembre per inglobarle con le precollezioni Resort e pre-fall. Se la scelta dovesse rivelarsi azzeccata, a molti toccherà adeguarsi. Ma la rivoluzione annunciata da Wang riguarda anche la filiera: l’obiettivo ultimo, in risposta al see now buy now, è accorciare il periodo di consegna delle collezioni alla clientela finale da 6 a 4 mesi, con distribuzione a cadenza mensile nei periodi ottobre-marzo e aprile-settembre. La spallata di Wang, insomma, riguarda tutti.

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