La farsa bengalese continua: ora le 154 concerie di Hazaribagh dovrebbero pagare le multe arretrate. Non ci crede nessuno

Non fosse tragica, la situazione del distretto bangalese di Hazaribagh sarebbe una farsa grottesca. In qualsiasi caso, non farebbe ridere. Una farsa della quale non si vede la fine e che continua a essere aggiornata (in peggio). Mentre le concerie che si sono spostate a Savar hanno trovato il modo di inquinare anche lì (per una serie di ritardi strutturali legati, soprattutto, al mancato completamento dell’impianto di gestione acque), le 154 che dal 2001 si ostinano a rimanere ad Hazaribagh (la zona industriale più inquinata del mondo) ora sono state minacciate dell’Alta Corte del Bangladesh di “serie e gravi e conseguenze” se non pagano 38.574 dollari di multe arretrate entro la metà di marzo. Non ci crede nessuno. La minaccia governativa deriva da una petizione della ONG Human Rights and Peace for Bangladesh (HRPB) che da anni denuncia il degrado della conceria bengalese e la sua pervicacia nel continuare a inquinare, senza prendere in considerazione le richieste governative di chiudere ad Hazaribagh per trasferirsi a Savar. Il primo ultimatum risale al 2001, l’ultimo allo scorso gennaio. A quanto si sa, delle concerie ribelli, solo una dovrebbe aver chiuso. Le altre comprano materia prima, producono e inquinano alla luce del sole, eludendo ogni minaccia. HRPB pare intenzionata a presentare una nuova petizione, chiedendo che alle concerie di Hazaribagh vengano tagliate energia elettrica e gas. Inutile farsi illusioni: finirà in nulla anche questa minaccia.

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