La moda francese al bivio di un 2016 terribile: il 2017 non andrà meglio. Ma la pelle regge

Gli attentati terroristici che hanno messo in fuga i turisti dalla Francia, nel particolare. I rallentamenti di Russia e Cina, la rivoluzione dell’e-commerce e le trasformazioni dei consumi che, in generale, stanno investendo l’intera industria della moda. Le griffe transalpine arrivano alla fine dell’anno facendo i conti con numeri affatto gratificanti: secondo l’IFM (l’Institut Français de la Mode) tra gennaio e ottobre il calo del giro d’affari è stato del 2,3%, con un picco del -11,9% a settembre e una proiezione della media annua a -1,8%. Il settore più colpito è la moda donna (-3,3%), mentre cedono meno uomo (-1,2%) e bambino (-0,9%). Le griffe transalpine si confrontano anche con un differente modo di rapportarsi alla moda, più riflessivo e meno onnivoro, maturato dal pubblico francese. A un sondaggio condotto da IFM su 1000 consumatori di rilievo, il 59% degli intervistati ha dichiarato di aver comprato capi made in France per preservare l’occupazione nazionale, mentre un ulteriore 50% ha detto di aver boicottato gli articoli prodotti in Paesi lontani. In più, il 24% del campione ha riconosciuto di aver comprato abbigliamento usato, mentre il 18% ha immesso propri capi nel second hand market. Buone notizie per l’area pelle. Stando ai dati IFM, nel periodo ottobre 2015 – settembre 2016 il trend del giro d’affari degli accessori è di leggerissima crescita (+0,6% su base annua), mentre nel quadrimestre luglio-settembre la ripresa è più significativa: +5,6%. (rp)

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