Adagio, con brio: Furla cresce ma (per ora) rinuncia alla Borsa, Moleskine investe nella pelletteria

Furla ha “perso l’onda”. Il che vuol dire che, come spiega la presidente Giovanna Furlanetto a L’Economia (inserto del Corriere della Sera), per ora il brand non andrà in Borsa. Nonostante il fatturato sia raddoppiato in 4 anni, arrivando a quota 513 milioni di euro, Furla continuerà a restare autonomo, proseguendo nel suo cammino con un passo “non affannato, perché oggi i prodotti e i negozi sono anche troppi” e davanti a un mercato a rischio saturazione, per esempio, “non è un caso che gli americani per crescere comprino altri marchi”. Avanti piano, dunque, puntando a un incremento annuo del 5% accompagnato non tanto dall’apertura di nuovi store, quanto dall’ammodernamento di quelli esistenti. Risultato: l’ipotesi di una quotazione si allontana: “Abbiamo perso l’onda” dice la manager, perché “non è il momento di avere ulteriori complessità”.
Da Furla a Moleskine, che punta con decisione sul lifestyle. Dopo l’acquisizione datata 2016 da parte del gruppo belga D’Ieteren, il brand milanese punta a rafforzarsi e ampliare la propria offerta. Il core-business resta rappresentato dalle iconiche agendine, sempre più innovative e digitali, ma conquistano spazio accessori, borse e zaini in pelle. “La carta è in crescita anche quest’anno, ma del resto il 20% di fatturato generato dalle altre nostre linee è un ottimo dato, anche perché si tratta di prodotti più costosi che hanno un impatto maggiore sul business, e già oggi rappresentano il 50% delle vendite nei negozi fisici” ha spiegato a L’Economia del Corriere della Sera il ceo Lorenzo Viglione.

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