Auzino (Rica): “Crisi? Le griffe hanno sopravvalutato il mercato”

Auzino (Rica): “Crisi? Le griffe hanno sopravvalutato il mercato”

Prima le maison hanno sopravvalutato il mercato, producendo troppo. E ora la filiera degli accessori si lecca le ferite. In Campania ci sono circa 8.000 addetti di scarpe e borse in cassa integrazione. Ma secondo Ornella Auzino, imprenditrice di riferimento della pelletteria Rica di Casoria (Napoli) e del progetto Le Mie Borse (supporto a startup del settore), solo gli addetti ai lavori conoscono la situazione. Mentre è ancora sotto traccia tra l’opinione pubblica. Per Auzino (in foto) è una questione di consapevolezza. Da una parte quella dei produttori che devono cercare di innovare i prodotti e rinnovare la clientela. Dall’altra quella delle griffe del lusso, che stanno mettendo a rischio il sistema.

Chi ha sopravvalutato il mercato

Come spiega la crisi che grava su calzatura e, soprattutto, pelletteria?
Mi viene da pensare che le griffe potrebbero aver sottovalutato il rallentamento dei consumi. Hanno continuato a passare ordini quando probabilmente avrebbero dovuto progressivamente ridurre le quantità. E siamo arrivati alla situazione attuale, con la frenata della produzione che è stata tanto improvvisa quanto brusca.

Ma come è la situazione in Campania?
Circa 8.000 addetti dei settori calzatura e pelletteria non stanno lavorando. La situazione non è diversa dagli altri distretti produttivi italiani. Il problema, semmai, è che questa crisi di settore non emerge sulla stampa generalista. Che dovrebbe essere più coraggiosa. Siamo ancora poco visibili, soprattutto fuori dal polo produttivo della Toscana. Siamo di fronte ad una crisi strutturale. A preoccupare sono le ripercussioni a livello sociale. Fino a quando durerà la crisi?

Cosa possono fare le imprese che producono conto terzi?
Noi produttori dobbiamo prendere coscienza che ci sono altri marchi oltre quelli del lusso più noti. Ad esempio, ci sono i brand statunitensi che vogliono made in Italy. C’è bisogno di iniziative pubbliche capaci di agevolare il dialogo tra il settore e i marchi stranieri. Mentre a livello imprenditoriale vedo un futuro di network: si possono condividere gli ordini e le produzioni in base alla specializzazione delle singole aziende.

Come ha reagito la sua azienda?
Con un limitato ricorso alla cassa integrazione. Dall’altro lato meglio non stare con le mani in mano ad aspettare che ritorni il flusso di ordini. Per cui sto cercando di ampliare l’offerta delle lavorazioni e di esplorare il mercato in cerca di nuovi potenziali clienti. Infine, sto facendo formazione ai futuri piccoli imprenditori. In generale credo che periodi come questo possano aiutare le aziende ad interrogarsi e a cercare nuove opportunità.

In futuro?
Ci sono aziende che staranno ferme per 2-3 mesi, che faranno fatica a ottenere utili alla fine dell’anno e a gestire la liquidità. Come pagare tasse e costi fissi se non ci sono entrate? Alcune di queste potrebbero avere difficoltà a rialzarsi. Ma i marchi devono rendersi anche loro conto che non possono far crollare tutto il sistema. (mv)

Ornella Auzino è l’ospite dello Speaker’s Corner del numero di marzo del mensile La Conceria. Da qui coglie l’occasione per sviluppare in senso più ampio le sue riflessioni sulla congiuntura della pelletteria.

Clicca qui per leggere la rubrica Speakers’ Corner di marzo

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