Dalla Toscana arriva MUTH: vero lusso accessibile e green in pelle

Dalla Toscana arriva MUTH: vero lusso accessibile e green in pelle

Il lusso accessibile, vero e green. In altre parole, confezionare borse a accessori utilizzando i pellami pregiati destinati ai big della moda, ma rimasti invenduti. È il progetto sostenibile lanciato da MUTH, il brand toscano nato durante la pandemia da un’idea di due fratelli: Filippo e Tommaso Grossi (nella foto). Li abbiamo intervistati.

La storia di MUTH

La vostra è una storia radicata nel mondo della conceria, ce la raccontate?

Siamo cresciuti in conceria. Nostro padre è stato proprietario dell’azienda Grossi e Gabrielli, fino agli anni ’70.  Anche noi abbiamo gestito una conceria fino a 20 anni fa: Cordoba a Santa Croce sull’Arno. Attualmente abbiamo un’attività di commercio e rappresentanza di pellami (Grossi e Ceccarelli), compriamo semi-terminati e li ultimiamo in conto terzi. In parallelo è nato MUTH.

Com’è nata l’idea di MUTH?

La pausa del 2020 ci ha dato tempo per riflettere. Non possiamo sapere se tra 5 anni ripenseremo a questo momento storico come a una fase costruttiva. MUTH è nato durante la pandemia, in quello che può sembrare il peggior periodo per avviare una nuova attività. Invece la scommessa è riuscita. Il brand è stato registrato a ottobre in Italia ed è in corso la registrazione internazionale. Siamo operativi da dicembre scorso. La produzione è tutta nell’hinterland fiorentino, in 3 aziende diverse. Il disegno delle borse è curato da una modellista di Rimini su nostro input.

 

 

Il modello MUTH

Com’è cambiato negli ultimi anni il vostro lavoro?

Siamo partiti lavorando la pelle e ci siamo sempre più specializzati nella pelletteria come settore di destinazione. All’inizio avevamo due magazzini a Firenze, per rifornire più facilmente i pellettieri artigiani che lavoravano autonomamente. Poi, questo tipo di figure sono state inglobate dalle aziende di Scandicci e i grandi brand hanno fagocitato l’indotto della pelletteria. Non aveva più senso restare a Firenze per il servizio al dettaglio. Il magazzino è stato spostato a Fucecchio, da cui partono le pelli rivolte a vari brand. Quello che rimane invenduto lo riutilizziamo per gli accessori MUTH.

Come avete impostato l’attività?

Facciamo solo vendita online. L’idea è di proporre un lusso accessibile. Un modello di accessorio semplice, costruito bene, con pellami preziosi non utilizzati, ma non scartati per difetti di qualità. Per poter abbattere i costi, dobbiamo tagliare tutte le spese che di solito sostiene un grande brand, come ad esempio il personale. Gestiamo tutto internamente: marketing, sito web, social, foto, comunicazione. Lavoriamo molto attraverso i social e il passa parola.

Pensate, in futuro, di vendere anche in negozio?

Ci hanno contattato per il retail, ma noi abbiamo margini molto bassi e quindi è difficile starci dentro. Adesso puntiamo a farci conoscere. E ci interessa avere un rapporto diretto col cliente finale, vogliamo capire chi è che acquista le nostre borse. Con internet è come avere un negozio affacciato sul mondo. In un futuro ci piacerebbe provare temporary store all’estero.

Vendete più in Italia o all’estero?

Per ora le vendite sono state fatte per il 95% in Italia. Stiamo lanciando una campagna pubblicitaria negli Stati Uniti e in Australia. Pensavamo che l’Italia fosse già satura di pelletteria, invece non è così. Il prodotto in vera pelle è molto apprezzato anche qui.

Vero lusso accessibile e green

Come lanciate, con MUTH, la vostra idea di sostenibilità?

La nostra idea di ecologia è tagliare gli sprechi. Ci infastidisce il falso perbenismo. In troppi parlano di sostenibilità senza sapere cosa significa. I nostri modelli sono costruiti su pellami rimasti invenduti. Quando abbiamo più materiale, sviluppiamo le borse della collezione, mentre alcuni modelli hanno una tiratura più limitata. Poi vengono riproposti in modo diverso.

E com’è andata finora?

Per ora abbiamo ricevuto solo complimenti e zero resi. Il miglior commento che ci fanno è che la nostra borsa “sa di pelle”. La nostra idea è proprio quella di tornare alla borsa in pelle che invecchia, mostra i segni del tempo e dell’usura e diventa sempre più bella, anche se in modo diverso. Una borsa che dura.

Quali sono le vostre prospettive di crescita?

Siamo piccoli. Il progetto nasce per fare 2.500 borse l’anno. Crescendo troppo si andrebbe a snaturare la nostra idea iniziale di usare pellami di scarto. L’obiettivo è diventare una realtà stabile, creare una fidelizzazione con la clientela.

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