I piani di Lancel: più Asia, più pregiato

Dal giorno del suo arrivo da Dolce & Gabbana, lo scorso ottobre, Fabrizio Cardinali ha definito la priorità del brand: uscire dai confini francesi. Il nuovo amministratore delegato di Lancel ha infatti assunto le redini di un’azienda con 90 negozi all’interno del proprio Paese, che generano l’80% degli incassi; il resto è originato da Russia, Asia e Medio Oriente. Eppure Lancel è concepita come una delle aziende di pelletteria più esclusive, che negli anni Ottanta era simile per dimensioni a Louis Vuitton. “Abbiamo un enorme potenziale, ma siamo come la bella addormentata nel bosco” afferma Cardinali del marchio fondato nel 1876, che dal 1997 è nelle mani di Compagnie Financiére Richemont.
L’a.d. nominerà un nuovo direttore creativo, rafforzerà la collezione della valigeria, espanderà il retail asiatico, introdurrà l’uomo e consoliderà l’offerta in pelli pregiate: coccodrillo, struzzo e pitone.
La Cina è il mercato da seguire, soprattutto alla luce del nuovo interesse da parte del consumatore e del suo appetito per i prodotti di classe con una tradizione storica di qualità. In Cina, dove Cardinali è già stato tre volte nei recenti quattro mesi, Lancel non è nelle vetrine primarie.
Se l’espansione geografica è prioritaria, quella di apportare “una svolta verso la moda, di riportare freschezza e vitalità” viene a ruota. Il 60% delle borse va in vetrina tra i 600 e i 1590 euro, mentre la nuova “L” (ha un riporto in oro a forma di L agli angoli del risvolto) “è partita molto bene” dal lancio a marzo. Ma l’azienda ha anche intenzione di espandere l’offerta per l’uomo, visto che il mercato cinese è guidato dagli acquisti maschili. (p.t.)

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