“Mipel Lab #4: in vetrina le eccellenze della borsa italiana”

“Mipel Lab #4: in vetrina le eccellenze della borsa italiana”

Da martedì 21 a giovedì 23 all’interno di Lineapelle si svolgerà Mipel Lab #4. È il contenitore che raggruppa, e mette in mostra, le eccellenze della pelletteria italiana che producono (e molto) per le griffe del lusso. Ma vogliono anche esplorare strade alternative e nuovi brand. Al salone saranno presenti 10 aziende. Franco Gabbrielli, presidente di Assopellettieri, illustra l’appuntamento e rivela come, in futuro, il format possa coinvolgere altri settori a partire dai cugini della calzatura.

Ne parliamo con Gabbrielli

Quali sono le novità di Mipel Lab #4?
Prima di tutto la posizione. Sarà nel padiglione 9. Riteniamo che, vista anche la ripresa delle fiere in presenza, si possa intercettare più traffico. E ringraziamo Lineapelle con cui si è instaurata una bella sinergia. Poi c’è un maggiore coinvolgimento di The European House – Ambrosetti. Mipel Lab però non è solo un salone, non è solo una piattaforma digitale, ma un modo per far dialogare le aziende del sourcing del made in Italy.

Va ancora a gonfie vele il settore?
Sì. Ci sono aziende che hanno la produzione piena da qui ad un anno. Il problema è cercare e trovare il personale. Un problema che abbiamo evidenziato anche in passato ma che accompagnerà il settore, temo, per diverso tempo. Se avviamo un progetto di formazione ora otterremo risultati tra 3 anni minimo. Invece alle imprese il personale serve subito.

 

 

Una difficoltà che si acuisce se i ritmi produttivi sono elevati…
Anni fa c’era la corsa a produrre fuori dall’Italia. Ora accade l’esatto contrario. E anche marchi del lusso accessibile arrivano a produrre in Italia. E hanno bisogno di quantità maggiori rispetto al lusso. È vero che un altro Paese con la filiera che abbiamo in Italia non c’è, ma è altrettanto vero che se non riusciamo a dare risposte alle richieste, i marchi vanno altrove.

Soluzioni?
Comunicare ai ragazzi e alle loro famiglie che fare il pellettiere è bello. Come è accaduto con lo chef. Qualche anno fa non lo voleva fare nessuno, ora tutti vogliono lavorare in cucina. Bisognerà anche intervenire sugli stipendi e sui contratti di lavoro.

Lei è in scadenza di mandato…
Vero. Occorre trovare il nuovo presidente che, credo, continuerà i progetti che stiamo portando avanti. Siamo consapevoli che all’interno dell’associazione devono convivere due mondi: le aziende che hanno un marchio proprio e quelle che lavorano per le griffe. E con Ambrosetti stiamo facendo un lavoro importante per entrambi. Sarà anche prioritario parlare di aggregazione anche se in Italia si fa molta fatica. Si preferisce chiudere piuttosto che mettersi insieme.

Ma non è che ci ritroveremo senza Mipel Lab, visto che è una sua creatura?
Lo escludo. Sia l’associazione che i brand ritengono importante Mipel Lab. Anzi, la nostra idea è quello di allargarlo a nuovi settori. A partire dai cugini calzaturieri, con i quali ne stiamo parlando, fino all’abbigliamento in pelle. Vorremmo far diventare Mipel Lab un contenitore di produttori di alto livello. (mv)

 

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