Perché il pitone? “È sostenibile. L’alternativa è il bracconaggio”

Perché il pitone? “È sostenibile. L'alternativa è il bracconaggio”

“Se smettessimo del tutto di usare il pitone d’allevamento, apriremmo il mercato al bracconaggio”. Sabrina Deloumeaux ha appena lanciato la prima collezione di borse del suo brand Iconic Jungle. Alla domanda “perché il pitone?”, materiale che arricchisce i dettagli dei suoi accessori, la designer spiega che la sua è stata una scelta basata sui criteri di qualità e sostenibilità. Ha optato per un materiale pregiato, ricercato e che ottiene attraverso una collaborazione con Kering.

Un passato italiano

Deloumeaux ha studiato al Polimoda di Firenze. Proprio in Toscana ha potuto approfondire la sua conoscenza per la pelletteria, così come per la maglieria. A Prato ha iniziato la sua attività. Per ben 11 anni, come racconta letemps.ch, ha lavorato per case di moda italiane, disegnando collezioni prêt-à-porter per uomo, donna e bambino. Un’attività che le ha permesso di viaggiare, in Italia e in Asia, avvicinandosi alla pelle per un ufficio svizzero che produce pelletteria di altissima qualità. È così che è scoccata la scintilla.

 

 

Perché il pitone

Deloumeaux ha quindi fondato Iconic Jungle. Realizza prodotti di alta gamma, affidando la produzione a una piccola realtà artigianale in Lombardia. La sua prima collezione ha come protagonisti la pelle di taurillon e l’effetto camoscio, impreziositi con ampi dettagli in pelle di pitone. Proprio sulla pelle esotica c’è grande discussione. “Per la fornitura di queste pelli collaboro con il gruppo Kering, specializzato nella protezione delle specie, garantendo un ottimo trattamento degli animali – spiega la stilista a letemps.ch -. Questo è un vasto argomento di discussione, ma se smettiamo del tutto di usare il pitone d’allevamento, il rischio è di aprire il mercato al bracconaggio. L’industria del lusso ha anche il dovere di perpetuare i posti di lavoro“. (art)

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