Australia, il reportage sul coccodrillo contro lo spauraccho PETA

Australia, il reportage sul coccodrillo contro lo spauraccho PETA

Un viaggio in località Coolibah, remoto angolo dei Territori del Nord (“A 220 chilometri dal supermercato più vicino”). Un tour per visitare uno degli allevamenti di coccodrillo che riforniscono Hermès e le griffe del gruppo LVMH. Il reportage sull’esotico lo realizza il magazine RTS (da cui è tratto lo screenshot nell’immagine). E raccoglie, mentre si agita la campagna di PETA, gli argomenti sulla sostenibilità dell’esotico e della sua filiera.

Il reportage sul coccodrillo

L’allevamento di Collibah segue l’intero ciclo di vita del coccodrillo, dalla schiusa delle uova all’incubatrice, fino alla collocazione negli alloggi: di gruppo quando i rettili sono giovani, individuali quando diventano adulti. “Per un coccodrillo, più grande non è necessariamente meglio – spiega il veterinario della struttura –. Hanno bisogno di muri e di una recinzione in rete metallica per sentirsi al sicuro. Se lo stesso coccodrillo si trova in uno spazio grande il doppio, il suo livello di stress esploderà: il loro campo visivo sarà troppo aperto”. La scelta delle sistemazioni individuali risponde anche a un’esigenza di qualità: “I recinti singoli sono stati adottati negli ultimi dieci anni come un modo per evitare che gli animali si feriscano a vicenda”.

 

 

Controllo di filiera

Di recente PETA, gruppo radical-green, è tornato alla carica con una video-inchiesta sulle storture della filiera asiatica dell’esotico. Fonti LVMH dicono a RTS che proprio “per evitare questo tipo di incidenti il gruppo ha deciso di integrare l’intera catena di produzione”. “Se vuoi davvero sapere cosa succede negli allevamenti – sono le parole di Marc Mauclair, responsabile di una conceria a Singapore che fornisce tutti i marchi del gruppo –, cambiare le pratiche di allevamento quotidiane, sapere come si comporta l’allevatore con gli animali, devi diventare tu stesso un allevatore”.

Le ragioni scientifiche

Secondo Grahame Webb, che presiede il gruppo Coccodrilli dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), l’allevamento di rettili non mette a repentaglio la specie. Anzi. A suo modo di vedere, bisogna spingere nella direzione della raccolta delle uova in natura: è un modo per proteggere insieme ai coccodrilli anche il loro habitat. “Non sarai mai in grado di far amare coccodrilli, serpenti o ragni alle persone che vivono vicino a loro – conclude –. D’altra parte, se questa stessa comunità può trarne un vantaggio economico, allora sarà pronta a sostenerla”.

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