Richemont, il bilancio sì che è buono (+27%): ma la borsa non brilla

Le vendite online salvano i conti della pelletteria di Richemont. Il colosso svizzero ha chiuso l’esercizio il 31 marzo scorso con vendite a 13,989 miliardi di euro, in crescita del 27%. Escludendo YNAP e Watchfinder, le vendite per l’anno sono aumentate dell’8% a tassi di cambio costanti, grazie a gioielli e orologi e con tutte le regioni in crescita, ad eccezione del Medio Oriente e dell’Africa. Al netto della rivalutazione delle azioni YNAP posseduta prima dell’offerta pubblica, il profitto è salito del 15% e l’utile operativo è aumentato del 5% (1,943 miliardi di euro). Le vendite della categoria Leather Goods sono scese del 2% a cambi costanti (769 milioni di euro): tenendo conto della performance del canale online, invece, il tasso di crescita è del 79% a cambi costanti. Ciò vuol dire che il peso dei distributori online è arrivato al 45% delle vendite complessive del segmento. Richemont include la pelletteria nella categoria “Altri” che ha registrato un aumento complessivo delle vendite del 2%. Escludendo le cessioni (Lancel), l’incremento è stato del 5% per i brand di moda e accessori, con tutte le regioni in crescita, ma anche con una perdita operativa di 100 milioni di euro. Questo perché la cessione di Lancel ha gravato sui conti con 58 milioni di euro di oneri netti. La nota di Richemont definisce “buone” le prestazioni di Montblanc e del marchio del golf Peter Millar. Le vendite retail hanno risentito della cessione di Lancel, mentre le vendite online sono state forti soprattutto in Europa e nelle Americhe, in particolare Chloé e Azzedine Alaïa. (mv)

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