Scandicci, il distretto vola: in due anni addetti su del 23,3%. E le imprese indiane chiedono di cooperare

Una crescita sbalorditiva, lo dicono i numeri. Negli ultimi anni Scandicci ha registrato un vero boom di lavoro, soprattutto nel settore pelletteria, diventando il primo polo di riferimento per la produzione degli accessori moda. Il fenomeno è supportato delle cifre: dal 2016 al 2018 le attività per la “Fabbricazione di articoli in pelle e simili” hanno registrato un aumento di 1.382 occupati complessivi, ovvero +23,3% in due anni. Nel distretto fiorentino, come riportano i dati dell’Ufficio Statistica e Studi della Camera di Commercio di Firenze, tre lavoratori circa su dieci sono occupati nel settore della pelletteria (7.307 addetti in totale) e complessivamente il 48,4% in attività manifatturiere (11.745 lavoratori in tutto). Complessivamente a Scandicci l’aumento degli addetti è stato del 12,9% (2.769 unità), passando dai 21.505 addetti del 2016 ai 24.274 del 2018. In tutto, nelle attività manifatturiere il numero di lavoratori dal 2016 al 2018 è cresciuto di 1.615 unità (+15,9%). Se soprattutto nella pelletteria a crescere è la forza lavoro, quasi immutato rimane il numero di unità locali attive in questo settore (477 sedi nel 2018 contro le 474 di due anni prima). Ciò significa che, a parità di numero di aziende, è il business ad aver accelerato la portata. Il distretto, celebrato dalla stampa internazionale, è stato alcuni giorni fa visitato da una delegazione indiana guidata da Arun Kumar Panda, segretario del ministero delle Micro, Piccole e Medie Imprese, in missione in Italia per approfondire il tema della cooperazione tra aziende di settore. Ad accompagnare la delegazione, la coordinatrice di CNA Scandicci Daniela Falorni. “L’export italiano verso l’India – spiega Tiziana Trillo, coordinatore di CNA Federmoda Firenze e dell’Ufficio Internazionalizzazione dell’associazione – si attesta sui 4 miliardi di euro, mentre l’import vale circa 5 miliardi. Macchinari e apparecchi rappresentano la prima voce dell’export italiano, con una quota attorno al 40%, mentre un quarto delle importazioni italiane sono dedicate al tessile-abbigliamento-pelle. L’India rappresenta un mercato dalle significative potenzialità per l’ampiezza dei margini che offre pur in considerazione di importanti complessità. È questa una realtà dove i consumi continuano a crescere, trainati dal sensibile dinamismo della aspiring middle class che si allarga di anno in anno con un reddito medio in costante aumento”. (mvg)

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