Sindacato, interpreti per i dipendenti, asilo per i figli: la rivoluzione della legalità parte da un’azienda pellettiera cinese di Campi

Fuggire dal luogo comune dell’impresa cinese sinonimo di luogo senza diritti e senza legalità e lavorare a un modello di welfare aziendale che possa prevedere anche strumenti ovvi, come la rappresentanza sindacale, e più avanzati, come la nursery in fabbrica. La storia di “Borse e Borse”, azienda pellettiera di San Donnino (frazione di Campi Bisenzio, Firenze) gestita dal 33enne Fu Fanghui (nella foto), è un atto di discontinuità, se non una vera e propria (piccola) rivoluzione. I 167 dipendenti, per l’80% cinesi come il proprietario, ma anche italiani, asiatici ed est europei, hanno da poco eletto la RSU (2 operai originari della Repubblica Popolare e un italiano). Alle riunioni, grazie alla presenza di interpreti, possono partecipare comunque tutti gli addetti. Perché? Fu Fanghui lo ha spiegato a Corriere Fiorentino: “All’inizio ho fatto un sacco di cavolate. Ho lavorato fuori dalle regole perché credevo di essere furbo: poi mi sono reso conto che mi conveniva rendere davvero sicuri e contenti i miei dipendenti e sono diventato un maniaco delle regole”. La vera rivoluzione, però, la farà la nuova generazione di cinesi cresciuti in Italia: “È tutta una questione di tempo: se non saremo noi saranno i nostri figli a cambiare le regole. Anche a Prato. La tranquillità è più importante dei soldi”.

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