E se il video dei procioni scuoiati vivi fosse una montatura? Il debunking di IFF smonta lo scoop anti-fur – VIDEO

Il video, diffuso nel 2009, si ammanta del tono dell’inchiesta. Nel mercato di Shandong, in Cina, operai senza pietà tirano fuori i procioni dalle loro gabbie e, dopo averli storditi con colpi al cranio o sbattendoli al suolo, li scuoiano ancora vivi. Le telecamere degli animalisti riprendono tutto in quella che è presentata come un’operazione verità. Gli stessi animalisti pubblicano le immagini (col titolo “A shocking look inside Chinese fur farms”) col fare di chi vuole che l’opinione pubblica conosca le brutture nascoste della filiera della pelliccia. Ma sarebbe tutta una messinscena. Gli addetti cinesi sarebbero stati pagati per compiere atrocità che non fanno parte del loro lavoro. Gli animalisti avrebbero costruito tutto a tavolino.
Debunking
A 10 anni di distanza, International Fur Federation (IFF) ha inviato in Cina un team di legali e consulenti alla comunicazione per ricostruire il contesto in cui è stato realizzato il video: “Hanno scoperto in maniera incontrovertibile che si tratta di una montatura”. Il team (qui il video) ha rintracciato due degli addetti del mercato di Shandong, Ma Hong She and Su Feng Gang. Questi hanno raccontato di essere stati avvicinati da una coppia di persone, dotate di telecamere, e di essere stati convinti da loro, in cambio di una ricompensa in denaro, a scuoiare vivi gli animali. I due operai hanno scoperto solo in seguito di essersi resi inconsapevolmente complici di un video di propaganda anti-fur.
I danni
Proprio dalla circolazione del falso scoop, però, il movimento contrario all’uso della pelliccia ha trovato la saldatura con l’opinione pubblica necessaria a convincere brand e amministrazioni pubbliche a bandire la pelle con pelo. “Dopo anni di menzogne contro la nostra industria – commenta Mark Oaten, ceo di IFF – possiamo finalmente mettere fine a tutto questo. Abbiamo la prova che una sigla per i diritti degli animali è alle spalle di una cinica messinscena per gettare discredito sul nostro settore”. Non finisce qui: “Vogliamo mandare un chiaro segnale a tutti quelli che intendono negare la libertà di scelta del consumatore con stratagemmi malvagi e contorti – conclude Oaten –: se ti scopriamo, ti sbugiarderemo. E se continui, ti faremo causa per danni”.

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