Le chiusure domenicali non sono ancora legge, ma già si avvertono gli effetti: saltano investimenti in tutta Italia

Secondo Reuters, lo spettro delle chiusure domenicali ha fermato alcune operazioni di compravendita di outlet. Quali? L’agenzia racconta che il gruppo Sasseur, quotato a Singapore, ha deciso anche per questo di interrompere le trattative con il fondo americano Blackstone per l’acquisto di un gruppo outlet da oltre 800 milioni di euro. Non solo. Reuters fa riferimento a due trattative, entrambe superiori ai 200 milioni, complicate. Una è quella della cessione dell’outlet di Barberino del Mugello da parte del gruppo Nuveen, che gestisce gli interessi degli americani di TIAA, al gruppo tedesco DWS. L’altra è la cessione degli outlet in Sicilia e a Settimo Torinese dell’imprenditore Antonio Percassi.
La misura
A inibire le operazioni, dicevamo, è la proposta di legge per la chiusura nelle domeniche e nei festivi. Il testo base prevede 26 aperture domenicali su 52 e la chiusura degli esercizi commerciali nelle 12 festività nazionali. In compensazione, c’è la deroga per 4 giorni di apertura da stabilire su scelta delle Regioni. Altra eccezione è quella che riguarda, appunto, i centri storici e i negozi di vicinato che potranno rimanere aperti tutte le domeniche dell’anno, eccetto le festività. Per le zone turistiche poi le 26 domeniche potranno essere concentrate in alta stagione.
Le reazioni
Secondo esperti di mercato, le vendite domenicali potrebbero valere fino al 30% del fatturato degli outlet. Federdistribuzione prevede che, se la proposta del Governo dovesse diventare legge, i livelli occupazionali diminuiranno di 30.000 unità e i consumi scenderanno per oltre 4 miliardi di euro. Preoccupato il sindaco di Serravalle Scrivia, Alberto Carbone che rischia di perdere 1.200 posti di lavoro nel “suo” outlet. “Dall’apertura dei primi negozi la città è salita da circa 5.500 a 6.300 abitanti e la ragione è che qui c’è lavoro” ha detto Carbone. A Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia, l’ultima proposta non piace: “Sempre aperti o sempre chiusi, in ogni caso è una follia”. A lamentarsi sono soprattutto i centri commerciali nelle periferie, i grandi gruppi monomarca e la grande distribuzione. Il presidente di Confindustra Vincenzo Boccia è contrario e invita il governo a “detassare il lavoro domenicale”. Raffaello Napoleone, ad di Pitti spinge alla riflessione: “La chiusura comporterebbe un investimento di tempo e denaro superiore sull’online. E anche una riduzione dell’occupazione. In questa fase di consumi interni calanti, parliamo di decisioni che vanno prese con molta attenzione”. (mv)

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