La Russia stringe il pugno sulla calzatura: dazi sull’import dalla Cina e chip contro i falsi

Rivoluzione in vista per il mercato calzaturiero in Russia. L’introduzione di un dazio sull’import di scarpe low cost e dell’etichettatura per le calzature, così come avviene per le pellicce, sono le due proposte al vaglio del governo russo. La proposta di introdurre una tassa sulle scarpe made in China è stata avanzata dal capo dell’Unione delle concerie e calzaturifici russi Alexander Andrunakievich per combattere l’import di scarpe di scarsa qualità, a suo dire per lo più di provenienza cinese. Secondo Andrunakievich circa l’80% delle scarpe vendute in Russia sono importate e il 65% di queste viene prodotto con materiali sintetici di scarsa qualità ad un prezzo di 4,5 dollari al paio. Scarpe, sottolineano i promotori della proposta, che non possono soddisfare gli standard ambientali e quindi sono dannose per la salute. Inoltre il Ministero dell’Industria e del Commercio della Russia ha proposto la marcatura delle scarpe per combattere il mercato nero. Una proposta arrivata dopo aver considerato il risultato positivo ottenuto sul settore della pellicceria. La proposta ha scatenato il dibattito tra gli operatori calzaturieri russi, che hanno evidenziato le differenze con le pellicce: per queste ultime sono state introdotte 8 milioni di etichette mentre per le scarpe è stimato un numero ben maggiore che comprenda i chip per le scarpe vendute (400-600 milioni di paia l’anno), quelle invendute (300-400 milioni) e quelle in produzione-distribuzione (200 milioni). C’è una differenza anche legata al costo dell’operazione e della sua incidenza sul prezzo finale del prodotto. Il dibattito è aperto. (mv)

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