Al Vietnam che chiede sostenibilità risponde la qualità italiana

Al Vietnam che chiede sostenibilità risponde la qualità italiana

Alla filiera vietnamita della pelle servono investimenti in sostenibilità: perché le opportunità di intercettare le quote di mercato che perde la Cina ci sono, ma per soddisfare le aspettative dei clienti europei e nordamericani ora serve maggiore qualità del prodotto e del processo. E, a tal proposito, dalla qualità italiana arriva l’assist migliore per affrontare il processo di upgrade. Se n’è parlato l’11 luglio durante un talk nella cornice fieristica di Shoes & Leather Exhibition (Ho Chi Minh City, 10-12 luglio). Qui UNIC – Concerie Italiane ha rappresentato il valore delle certificazioni nel risk management, mentre Assomac (partner consolidato della manifattura vietnamita) delle nuove tecnologie. Presenti anche UNPAC e AVISA.

 

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Cosa serve al Vietnam

Nel 2023 i clienti europei hanno spostato in Vietnam il 20% delle produzioni prima affidate alla Cina, spiegano fonti LEFASO (l’associazione nazionale di riferimento) alla stampa locale. Nel 2024 il trend dovrebbe continuare con il trasferimento di un altro 10% a favore del Vietnam. Similmente i clienti statunitensi entro dicembre avranno spostato a Ho Chi Minh City un milione di paia di scarpe prima appaltate nella repubblica popolare cinese. Ma, c’è un ma. Non è più sufficiente offrire un prodotto dal vantaggioso rapporto qualità-prezzo per conquistare i clienti da Europa e Nord America. Perché questi ora chiedono garanzie su un prodotto sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale, nonché su una filiera impegnata nel green.

Cosa offre la qualità italiana

È stato Giacomo Zorzi (UNIC) a spiegare al pubblico di Shoes & Leather Exhibition i servizi di ICEC, l’unico istituto di certificazione nel mondo specializzato esclusivamente per il settore pelle. “Una azienda non può operare senza gestire i propri rischi – ha detto –. In un mercato sempre più attento, la capacità di gestione del rischio non è più solo un segno di maturità ma è un requisito assolutamente imprescindibile”. Il risk management è trasversale agli schemi, rivendica Zorzi, da quelli ambientali a quelli relativi alla sicurezza del consumatore. ICEC, oltretutto, ha compiuto con i suoi schemi di certificazione “un salto evolutivo” che consente di gestire il rischio non solo delle concerie, ma anche “dei brand loro clienti” su temi quali il welfare animale, la responsabilità della catena di approvvigionamenti e il rischio deforestazione.

Immagini della fiera dai social

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