La storia circolare di Georgia Jay, gli accessori da pelle di riciclo

Lunga vita agli scarti di pelle. Georgia e Ruby Davison sono due imprenditrici australiane che, recuperando i ritagli di pelle delle case di moda, danno vita a borse stilose, allegre e che giorno dopo giorno conoscono un successo di mercato crescente.

Gli inizi
Tutto comincia nel 2012 quando, come racconta broadsheet.com.au, la stilista Georgia inizia ad avvicinarsi alla pelle. “Avevo ricevuto una fodera in cuoio e con essa ho creato una piccola borsa – spiega -. E ogni volta che la indossavo ricevevo un sacco di complimenti”. Pur non avendo mai avuto l’idea di costruire un business intorno a questa attività o di lanciare un proprio marchio, Georgia si appassiona alla pelle e alle sue possibili applicazioni al punto da dedicare qualche ora ogni notte per cercare di capirne i segreti e arrivare a produzioni sempre migliori. Le sue abilità crescono insieme alla passione così, nel 2015, decide di fondare “Georgia Jay“, il suo brand.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma
Con Georgia inizia a lavorare anche la sorella Ruby e insieme, in un open space ad Auckland, cominciano a realizzare zaini, borse e accessori con pelle proveniente dal loro Paese e dalla Nuova Zelanda. “L’ottanta per cento della pelle che utilizziamo è rappresentato da scarti – riprende la stilista -. Alcuni ritagli arrivano dai magazzini dei fornitori dove sono rimasti a prendere polvere fin dagli anni Novanta, per cui è bello vederli rinascere”. Il limite dato da questo tipo di business è rappresentato dalla possibilità di poter realizzare un numero limitato di prodotti della stessa linea per la scarsezza della materia prima a disposizione. Ma, al tempo stesso, può essere anche un pregio. Come riporta il sito australiano, la collezione attuale comprende portamonete, tracolle, borse e borsette, zaini e cestini i cui prezzi variano molto ma sono comunque compresi tra i 60 euro di un portacarte ai circa 300 di un morbido borsone. (art)

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