Sugli store online di Gucci ed Hermès, nessun prodotto realizzato con materiali “next gen” è disponibile. Da Fossil è rimasto solo il link della “Collezione Cactus” ma anche in questo caso la risposta è: nessun prodotto è disponibile. Insomma “tanto fumo e niente arrosto” per i materiali alternativi che alimentano molta narrazione ma, all’atto pratico, esistono solo sui media, non sul mercato. Un aspetto, questo, che l’ultimo articolo di Vogue Italia (titolo “Ho visitato il laboratorio di ricerca Gucci, e ho scoperto come nascono i materiali del futuro come la pelle vegana”) preferisce non affrontare.
Quelli che esistono solo sui media
Per Vogue Italia Demetra è un materiale “che combina sostenibilità e prestazioni tecniche”. Sarà. Peccato che il mercato non abbia finora dimostrato di apprezzare tali qualità e, seppure Gucci stesse preparando qualcosa di nuovo con lo stesso tessuto, il marketing è fermo da anni agli stessi argomenti. Come ci ricorda l’informatissimo servizio clienti di Gucci, a cui ci siamo rivolti per cercare di comprare un prodotto realizzato con Demetra, questo materiale è stato introdotto dalla griffe nel 2021 e “presentato in tre modelli di sneaker, attualmente non più in collazione”. Allora, forti della lettura di Vogue Italia, abbiamo chiesto se fossero disponibili borse Horsebit 1955 in Demetra. E il gentile addetto al customer service con cui abbiamo chattato ci ha risposto: “Qualche anno fa è stato introdotto un modello Horsebit con materiale Demetra, ma al momento non fa più parte della nostra collezione attuale”. Insomma, di Demetra non c’è traccia nei negozi fisici e online di Gucci.
I casi non sono pochi
Restiamo con la voglia di shopping e ci rivolgiamo ad Hermès che, ancora nel 2021, ha lanciato una versione della borsa Victoria con Sylvania. Si tratta di un materiale prodotto da MycoWorks, la stessa azienda che aveva prodotto Demetra. Bene, da aspiranti clienti ci troviamo di fronte ad una situazione analoga a quella vissuta con Gucci. Ecco la risposta del customer service della maison francese: “In seguito alla sua cortese richiesta relativa alla disponibilità della borsa Victoria, ci tengo a comunicare che, ad oggi, non risulta disponibile presso Hermes.com o presso una delle nostre boutique. Per sua informazione, la creazione a base vegetale era appartenente ad una collezione passata”. E alla domanda se siano disponibili altri prodotti a base vegetale, la risposta è che “non sono attualmente presenti proposte simili”. Inutile insistere.
E ancora e ancora
Non ci arrendiamo. Sospettando che forse sono gli alti parametri di qualità e durabilità richiesti dal lusso ad aver tagliato fuori i materiali next gen e che, quindi, sia più agevole trovarli in segmenti inferiori, estendiamo la ricerca. Fossil aveva utilizzato Desserto, materiale ricavato dalle foglie di cactus. Approdiamo in questa pagina convinti di poter finalmente acquistare un prodotto next gen. Ma restiamo subito delusi, perché una volta cliccato il link ed entrati nell’e-commerce del marchio, le proposte visualizzate non contengono il tessuto derivato dal cactus. Non demordiamo e chiediamo l’aiuto del servizio clienti, che ci conferma come “purtroppo non sembra esserci nulla disponibile della Collezione Cactus che hai menzionato sul sito web italiano dedicato a Fossil”. Di fronte all’ennesimo flop è ora di fermarsi, così come evidentemente si sono fermate sia diverse aziende produttrici di next gen sia i brand loro clienti.
Ne parleremo ancora
Sulle condizioni della concorrenza tra i cosiddetti materiali “tradizionali” e quelli “next-gen”, tanto cari ai vegani, verte il numero di febbraio 2026 del mensile La Conceria. Titolo: “Quale alternativa”.
La reazione
Mentre a replicare al servizio di Vogue Italia ci ha pensato UNIC – Concerie Italiane. “L’utilizzo del termine pelle per promuovere materiali non di origine animale – si legge nella lettera, consultabile su LinkedIn – contravviene a precise prescrizioni normative”, tra cui il cosiddetto Decreto Pelle del 2020. Non per un capriccio, ma perché solo la corretta terminologia può evitare che si crei “confusione anche al consumatore finale”. Questi, povero lui, “deve districarsi tra definizioni poco chiare e fuorvianti”. Le imprese italiane della filiera della pelle sono già impegnate nell’innovazione e hanno un consolidato senso della responsabilità sociale e ambientale. “D’altra parte, se l’obiettivo è discostarsi dall’origine animale – chiosa UNIC –, non si comprende per quali altre ragioni si accosti pelle / leather a un materiale che non deriva da spoglie animali, se non per l’unico scopo di agganciarsi parassitariamente a un materiale più prestigioso senza averne le caratteristiche”. (mv)
In foto a sinistra un modello di sneaker Gucci (2021) in Demetra, a destra portafogli Fossil in Desserto
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