Richemont, l’approvvigionamento responsabile di pelli è la priorità

Richemont, l’approvvigionamento responsabile di pelli è la priorità

Rapporto di sostenibilità 2020: Richemont illustra come avviene l’approvvigionamento responsabile di pelli. Dagli alligatori americani agli altri tipi di pelle, la maggior parte made in Italy. “L’approvvigionamento responsabile di materie prime specifiche del settore, come oro, diamanti, pelli, pelli esotiche e pietre preziose, è una priorità”. Così si legge nel report pubblicato nel sito internet del conglomerato svizzero del lusso che mette nero su bianco la sua “dipendenza” dalla pelle italiana.

Approvvigionamento responsabile di pelli

Richemont controlla marchi come Chloé, Dunhill, Alaïa, Montblanc, Purdey, Peter Millar e Serapian. Senza dimenticare il neonato AZfashion di Alber Elbaz. Un portafoglio ricco che s’accompagna alla consapevolezza della “crescente importanza della pelletteria, sia per le maison del gruppo che per l’industria del lusso in generale”. Per questa ragione la multinazionale svizzera “ha focalizzato l’attenzione sulle iniziative di approvvigionamento responsabile della pelle”.

Coccodrillo e alligatore

“I metodi di allevamento degli alligatori, compresa la certificazione del benessere degli animali (garantita da ICFA, International Crocodilian Farmers Association, ndr), hanno contribuito al ripopolamento della specie. Parallelamente, gli allevatori, mantenendo le condizioni climatiche adatte per la ripopolazione degli alligatori stessi, conservano i biotopi da cui dipendono 8.000 specie animali. Inoltre – si legge nel report – i biotopi delle zone umide della Louisiana sono fondamentali per la mitigazione dei cambiamenti climatici, poiché catturano una significativa quantità di carbonio. Queste caratteristiche hanno incoraggiato gli sforzi delle nostre maison per procurarsi il pellame di alligatore americano”.

La dipendenza italiana

Richemont parla anche degli altri tipi di pellame che usano le sue griffe. Oltre a richiedere e rispettare vari livelli legislativi e regolamentari, “il gruppo – si legge – ha intrapreso una mappatura della sua catena di fornitura di articoli in pelle per comprenderne meglio i punti di forza e di debolezza. Tutti i nostri produttori e le loro reti sono conosciuti e controllati. La maggior parte ha sede in Italia. Tutte le concerie e le loro reti sono conosciute e sottoposte ad audit. Anche la maggior parte delle nostre concerie si trova in Italia”. (mv)

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