Se non puoi proibirla, tassala: l’oscurantismo danese sulla carne

Se non puoi proibirla, tassala: l’oscurantismo danese sulla carne

Chissà se la politica danese sulla carne prenderà la strada del cappio fiscale, questa volta. E chissà se farà proseliti (speriamo proprio di no). Perché la proposta che a fine agosto il “comitato etico” di Copenaghen ha rivolto al governo della Danimarca, quella tassare di più la produzione e il consumo di prodotti bovini, porta in sé i germi dell’oscurantismo. E di una non chiara comprensione delle dinamiche di mercato.

La politica danese sulla carne

Dunque, la cronaca è questa. Il consiglio etico della Danimarca a fine agosto ha avanzato presso il governo la proposta, che ha ricevuto 14 voti favorevoli e 3 contrari, di introdurre una tassa sulla carne: inizialmente solo su quella di manzo e poi, in seconda battuta, su tutti i prodotti bovini. Perché? Per velocizzare il raggiungimento degli obiettivi di neutralità carbonica. Stando a Euronews, dall’esecutivo sono arrivati segnali positivi. “Stiamo valutando tutte le possibilità – ha detto il ministro delle Finanze Jeppe Bruus, in quota ai Socialdemocratici –. In parte stiamo ristrutturando la nostra industria alimentare: valutiamo la creazione di una tassa sulla produzione, tra l’altro, di carne bovina. E poi, naturalmente, esaminiamo anche le possibili imposte sui consumi e la loro eventuale applicazione”.

 

 

Il vento oscurantista che soffia da nord

L’urgenza dei governi di sbandierare risultati circa il contenimento dei livelli di emissioni di anidride carbonica si sta trasformando per la zootecnia nordeuropea in un incubo. In Irlanda, per rimanere a casi recenti, a luglio si è avanzata la proposta di tagliare deliberatamente il patrimonio bovino di 200.000 unità. Mentre in Olanda simili politiche “green” e le conseguenti proteste dei contadini hanno portato a una crisi di governo. Leggendo la questione danese in controluce, l’impressione è che si camuffi dietro la stretta fiscale il desiderio di proibire il consumo tout court di carni rosse.

Le debolezze della proposta

Ma, a nostro avviso, la proposta del comitato etico danese contiene almeno due errori. Il primo: non guarda alla zootecnia in senso olistico, ovvero non ne valuta l’incidenza nel complesso delle dinamiche industriali per la produzione alimentare e quindi il valore ambientale. La colpisce perché serve un obiettivo facile da colpire. Il secondo, distorce il mercato senza considerarne le conseguenze in termini sociali e di emissioni. Da un lato spinge il pubblico (secondo Euronews, già sta accadendo) verso altre proteine animali, come il pesce e le carni avicole. Dall’altro lo seleziona, perché il nuovo balzello finirebbe soltanto per punire il consumo dei ceti meno abbienti, non certo per condizionare le abitudini gastronomiche di chi si può permettere di spendere un pochino in più per un filetto o una bistecca. Ci incoraggia sapere che proposte simili tra il 2014 e il 2015 sono finite nel nulla nel Regno Unito e nella stessa Danimarca.

Foto da Shutterstock

 

 

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