L’importante è collaborare. Se un paio d’anni fa qualcuno (noi compresi) iniziava a nutrire dubbi sulla tenuta della sneaker e del suo boom, oggi questi dubbi lasciano spazio a una rinnovata consapevolezza

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Torna, soprattutto la pelle. Per il suo essere un materiale di recupero e, quindi, la nobilitazione di uno scarto altrui. Per il modo in cui sono rigenerati e trasformati i residui del suo processo produttivo.

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Avevamo definito il 2019 come “l’anno delle acquisizioni”. Beh, nonostante Covid (o, forse, anche a causa sua), il 2020 non è stato da meno. Tra colpi miliardari e operazioni di controllo della filiera, la corsa allo shopping di aziende non si è fermato. E, c’è da esserne quasi certi, continuerà

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La storia di Bimac è un esempio di adattamento evoluzionistico calzaturiero che, oggi, ha trovato la sua dimensione ideale nel terzismo per brand di nicchia. Per loro produce sneaker che, potendo, farebbe solo e soltanto in pelle…

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Arrivano dalla Svezia. Pensavano di produrre la loro (complicata) scarpa in Portogallo, usando pelli made in Italy. All’ultimo minuto, però, Bay and Wall ha optato per l’artiginalità marchigiana. I fondatori Oskar e Viggo Lagerwall ci spiegano perché

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Cacciare animali selvaggi. Lavorare le loro pelli. Venderle agli altri avatar per diventare il numero 1. Anche la concia può essere un gioco. Anzi, un videogioco.

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È quella che racconta il caso di “reshoring esemplare” di Sue Wyss-Kwan, fondatrice del marchio olandese di pelletteria Su.B. La decisione di produrre in Cina, la profonda delusione, l’arrivo in Italia. Dove ha trovato (per 1.000 motivi) il partner produttivo ideale e dove ora ne cerca un altro

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Nasce come bottega da calzolaio, nel 1880. Si converte alla pelletteria, a fine anni ’60. Diventa il riferimento per le case automobilistiche nella produzione di bagagli in pelle custom made. Ecco la straordinaria storia italiana di Schedoni

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Dopo 24 anni nella US Army, Natasha Norie Standard cambia vita, “studia calzatura” a Milano e fonda il suo brand, che produce tra Vigevano e Napoli. Questa è la sua storia

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È quello di Werner Christ, brand tedesco che usa solo le pelli della sua conceria (che è in Uruguay) e produce nella manifattura di proprietà (che è nelle Filippine). Altissima qualità, massima sostenibilità: a 360 gradi

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È quella di Chapal, brand nato in Francia come conceria nel lontanissimo 1832, diventato iconico per un certo tipo di total look maschile e arrivato a dare lavoro a più di 1.300 persone. Oggi sono molte, molte di meno. Ma, anche questa, è la sua forza. La nostra intervista a Jean- François Bardinon

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A volte ritornano. Dalla Gran Bretagna rinasce la pelle di Connolly, conceria che nel ‘900 di strada ne ha fatta parecchia (nel vero senso della parola), ma poi si è persa. Ora riparte dalla sua storia. E dal suo DNA

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Morbida, resistente, piacevole al tatto. Magari profumata e, certo, dal retaggio nobilissimo. Per ragioni di marketing, lo sappiamo, anche le case automobiliste si attrezzano per rispondere a quella quota di pubblico che preferisce i tessuti. Ma la pelle si conferma il materiale elettivo per le supercar di altissima gamma

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Le relazioni commerciali internazionali sono, ormai, il teatro della furibonda macroguerra tra gli USA e il resto del mondo. Ma, nel suo “piccolo”, la pelle continua a essere penalizzata. Anche se la crisi sta facendo vacillare alcune annose certezze

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La storia del Cuoio di Russia evoca molto di più di quella che potrebbe essere definita “la memoria della pelle”. È il racconto di un segreto avventuroso rimasto per quasi 2 secoli sul fondo della Manica. Un mistero che Elise Blouet-Ménard ha studiato per quasi 10 anni e risolto

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Queste ultime stagioni ci hanno abituato a vedere la pelle bistrattata dal dirompente mondo dell’athleisure. Relegata in una dimensione problematica nel segmento della sneaker, che ha letteralmente divelto dalle sue fondamenta l’identità della calzatura. Pressoché mai utilizzata nelle collezioni di abbigliamento (più o meno) da palestra

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Prendete i 5 profili che seguono come 5 schede. Ognuno presenta un brand che possiamo definire “emergente”. Come e perché lo scoprirete leggendo. Alle spalle di ognuno di essi c’è una donna (in un caso, tre). E, questo, è il loro primo denominatore comune. Il secondo tratto condiviso riguarda una scelta produttiva ben precisa. Scelta che, tra l’altro, tutti i brand considerati mettono bene in evidenza in interviste e sui loro siti web. Quasi come a dire: «Questa caratteristica è la nostra arma vincente». Usano tutti pelle italiana. E se ne vantano

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